Nuovi codici numerici per la definizione delle priorità e nuovi standard per l’Osservazione breve intensiva e azioni per ridurre il sovraffollamento, tra cui il blocco dei ricoveri programmati e l’implementazione del bed management. Sono queste le direttrici su cui si muovono le nuove linee guida per i PRONTO SOCCORSO elaborate dal Tavolo di lavoro istituito presso il Ministero della Salute ed inviate alle Regioni. Nella sezione documentazione  il testo delle Linee Guida proposte all’esame  della prossima riunione della Conferenza  Stato-Regioni.

Il Decreto Calabria è legge. Il Senato ha approvato, con 137 voti favorevoli e 103 contrari, in via definitiva il decreto, senza modifiche, nel testo già licenziato dalla Camera lo scorso 31 maggio. Il provvedimento, che commissaria in toto la sanità calabrese, prevede anche diverse norme di interessa nazionale per la sanità: dal nuovo tetto di spesa per il personale del Servizio sanitario nazionale alla formazione, dall'apertura delle procedure concorsuali per l'accesso alla dirigenza ai medici in formazione specialistica e ai medici veterinari iscritti all'ultimo anno, fino alla medicina generale ed alla carenza di farmaci.

"Oggi è un giorno storico, il Decreto Calabria è stato approvato! Finalmente lo Stato ha uno strumento vero per curare il Servizio sanitario calabrese da troppo tempo malato. Il decreto non si occupa solo di rilanciare le cure in Calabria ma consente il riavvio delle assunzioni nella sanità di tutto il Paese. Abbiamo previsto lo sblocco delle assunzioni già dal 2019 per permettere a tutte le Regioni di migliorare i servizi sanitari e rilanciare il nostro prezioso SSN. Una sanità pubblica accessibile ed efficiente è un diritto di tutti i cittadini, da Nord a Sud" - ha commentato sulla sua pagina Facebook il ministro della Salute, Giulia Grillo.

E’un documento aperto e da parte nostra c’è la massima disponibilità al confronto”.Così l’assessore alla salute e politiche sociali, Stefania Segnana, che ieri mattina, presso l’Assessorato, ha incontrato, insieme al dirigente generale, Giancarlo Ruscitti, i rappresentanti delle associazioni delle strutture socio-sanitarie private, ARIS, AIOP e ANISAP, per presentare le linee guida del Programma di Sviluppo provinciale della XVI Legislatura. Ribadendo che il ruolo del settore pubblico resta, evidentemente, centrale, l’assessore ha sottolineato come da parte della Giunta provinciale non vi sia nessuna preclusione a collaborare con il settore privato, avendo come obiettivo prioritario quello di garantire servizi efficienti ed efficaci ai cittadini, tenendo in considerazione la sostenibilità della spesa pubblica.

“La programmazione sanitaria e sociale nei prossimi anni –ha ricordato il dirigente generale  Ruscitti –mira a consentire la gestione degli anziani e delle cronicità in tutte le zone del Trentino, garantendo equità di accesso, qualità e sicurezza dei servizi sanitari territoriali ed ospedalieri e valorizzazione delle eccellenze. Su questo obiettivo –ha aggiunto –si potrebbe sviluppare una partnership fra pubblico e privato, che possa portare a ridurre la mobilità dei pazienti trentini e capire se sia possibile aumentare il flusso di persone che da altre parti d’Italia possano venire in Trentino, puntando quindi ad un miglioramento complessivo della qualità del sistema”. Da parte dei rappresentanti delle strutture socio-sanitarie private è stata ribadita la disponibilità a collaborare, nell’ambito di una programmazione che tenga conto dei reciproci obiettivi.

La Fondazione GIMBE ha presentato ieri presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica il 4° Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale da cui emerge la mancanza di un disegno politico di lungo termine per preservare e potenziare la sanità pubblica.
Spesa pubblica allineata ai paesi dell’Europa orientale, troppi livelli essenziali di assistenza garantiti solo sulla carta, sprechi, inefficienze e chiari segnali di privatizzazione dovuti all’espansione del “secondo pilastro” rendono infausta la prognosi del Servizio Sanitario Nazionale.
Senza un adeguato rilancio il disastro sanitario, sociale ed economico è dietro l’angolo, ma negli ultimi 10 anni nessun Esecutivo ha avuto il coraggio di mettere la sanità pubblica al centro dell’agenda politica e i cittadini non sono mai scesi in piazza per difendere un fondamentale diritto costituzionale.
Dalla Fondazione GIMBE analisi indipendenti, un piano di salvataggio e proposte di riforme di rottura per costruire la sanità che meritano i cittadini.

 

“In queste ore sta circolando una bozza del nuovo Patto per la salute che contiene all’articolo 1 una clausola finanziaria che vincola l’incremento del Fondo previsto nella legge di bilancio 2019 (2 miliardi in più per il 2020 e 1,5 miliardi per il 2021) ‘al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e variazioni del quadro macroeconomico’. Questa clausola per me è inaccettabile e voglio precisare che è stata voluta dagli uffici del MEF.

 La clausola è identica a quella presente nel precedente Patto 2014-16 varato dal Partito Democratico che, pur prevedendo per l’erogazione dei LEA un finanziamento di 115,5 miliardi, ne ha concretamente messi a disposizione 111.

 Questo schema non si ripeterà più, la sanità ha già dato tutti i contributi che poteva dare. Dalla sanità non è più possibile prendere un centesimo. L’automatismo, che subordina il finanziamento della sanità alle dinamiche del PIL, io non lo condivido.

 Proprio perché ritengo che il Patto che si sottoscrive tra Governo e Regioni sia un momento politicamente importante, che può arricchirsi del contributo di tutti gli attori della sanità, nei prossimi giorni voglio organizzare un momento di partecipazione con i protagonisti del sistema salute”.

 

Giulia Grillo, ministro della Salute