Definire l’operatività sui temi da affrontare nel prossimo Patto per la salute: questo il tema che ha animato il recente confronto tra le Regioni e il ministero della Salute. Durante la riunione è stata individuata una road map con le priorità per i tavoli di lavoro che saranno istituiti nei prossimi incontri.

“La nostra volontà è di dare corso alla definizione del Patto per la salute – ha spiegato il ministro della Salute, Giulia Grillo - individuando una modalità operativa costruttiva in grado di indicare una nuova rotta alle politiche sanitarie, mettendo anche al centro il tema dei finanziamenti alla sanità”.

“Mai più tagli lineari con una visione ragionieristica del diritto alla salute - ha precisato - il Paese si aspetta risposte sui temi strategici della sanità. Dobbiamo svecchiare le regole sul personale che di fatto hanno congelato le assunzioni e in molti casi messo a rischio l’erogazione dei servizi ai cittadini. Va potenziata l’assistenza territoriale ridisegnando nuovi modelli”.

“Impegniamoci poi a semplificare le regole – ha ribadito il Ministro - limando l’eccesso normativo che imprigiona le risorse: penso soprattutto all’edilizia sanitaria che ha una giungla di norme che rallentano gli interventi per sistemare le strutture e costruire nuovi ospedali”.

“Serve poi un confronto sui piani di rientro e sui commissariamenti – ha continuato - che per alcuni aspetti sono sicuramente inadatti al mutato contesto di questi anni”.

“Infine voglio lavorare con le Regioni sulla mobilità sanitaria inappropriata – ha concluso la Grillo - ognuno dovrebbe essere curato a pochi chilometri da casa, basta pazienti e famiglie con le valigie”. 

 

In media sette persone su dieci di età pari o superiore a 16 anni che vivono nell'Unione Europea nel 2017  hanno valutato il loro stato di salute buono o molto buono (70%).  Al contrario, meno di uno su dieci (8%) hanno valutato il proprio livello di salute come cattivo o molto cattivo nello stesso anno.

La classificazione comprende cinque livelli di stato di salute auto-percepito: molto buono, buono, giusto, cattivo e molto cattivo.
Tra gli Stati membri dell'Ue, la percentuale più alta della popolazione di età pari o superiore a 16 anni che ha percepito la propria salute come buona o molto buona è stata registrata in Irlanda (83%), davanti a Cipro (78%), Italia e Svezia (entrambi 77%), Paesi Bassi (76%) e Malta (75%). Analizzando le risposte a livello di aree geografiche, l’Italia è un po’ più indietro nella valutazione “buono e molto buono” del proprio stato di salute nelle città, dove scende al sesto posto dopo Irlanda, Svezia, Cipro, Danimarca e Svezia, risale al quarto posto (dopo Irlanda, Cipro e Paesi Bassi) se con le città si considerano anche le periferie  ed è ancora al quarto posto per le zone rurali dopo Irlanda, Regno Unito e Paesi Bassi.  La disparità nella valutazione tra uomini e donne può essere vista attraverso le varie fasce d'età. Il divario più grande è per quelli di 65 anni o più, in cui il 45% degli uomini percepiva il loro stato di salute buono o molto buono rispetto al 39% delle donne.

La percentuale della popolazione che ha valutato la propria salute come buona o molto buona tende a diminuire con l'età. Oltre l'88% della popolazione maschile di età compresa tra 16 e 44 anni percepiva la propria salute come buona o molto buona. La proporzione è scesa al 69% per gli uomini tra i 45 ei 64 anni e diminuita ulteriormente al 45% per gli uomini di età superiore ai 65 anni.
Una tendenza simile può essere vista con le donne. La percentuale di donne di età compresa tra 16 e 44 anni che hanno percepito la propria salute come buona o molto buona è stata dell'87%, rispetto al 65% delle persone tra i 46 ei 64 anni e il 39% delle persone di età pari o superiore ai 65 anni.

Incredibile ma vero: anche le epidemie di influenza sembrano essere causate da quello che mangiamo.  Almeno stando agli studi del dottor dottor Robert Freeborn della Michigan State University, - gli studi del noto scienziato americano studi saranno presentati al congresso dell’American Society for Pharmacology and Experimental Therapeutics. – è stato individuato un additivo usato nella catena di conservazione alimentare in grado di distruggere il nostro sistema di difesa immunitaria, annientando le difese contro i virus influenzali.  La sua sigla è tBHQ; si tratta di un additivo usato per prevenire il deterioramento dei cibi; nell’industria alimentare viene utilizzato in particolare come conservante e stabilizzante degli oli vegetali insaturi e di molti grassi animali commestibili; non causa scolorimento e non altera le caratteristiche organolettiche. Nell’elenco degli ingredienti viene indicato anche con la sigla E319.

Una semplice regola per evitare l’introduzione di quantità eccessive di questo additivo è dunque quella di consumare cibi freschi e a basso contenuto di grassi. Il tBHQ è presente nei grassi e negli oli processati (es. olio di canola), negli oli utilizzati per friggere soprattutto in alcuni ristoranti (fast food), nel pesce surgelato (anche in elevate concentrazioni), in alcune marche di latte di soia.

Il tBHQ è autorizzano come additivo alimentare in Europa. A complicare le cose c’è il fatto che non sempre la presenza di tBHQ è chiaramente indicata nell’etichetta alimentare; questo succede soprattutto quando questo additivo è contenuto ad esempio nell’olio utilizzato per friggere le patatine. “Dato che il tBHQ è utilizzato soprattutto come stabilizzatore dei grassi – consiglia Freeborn – seguire una dieta a basso contenuto di grassi, riducendo il consumo di snack processati, aiuterà automaticamente a ridurre il consumo di tBHQ”.

In media sette persone su dieci di età pari o superiore a 16 anni che vivono nell'Unione Europea nel 2017  hanno valutato il loro stato di salute buono o molto buono (70%).  Al contrario, meno di uno su dieci (8%) hanno valutato il proprio livello di salute come cattivo o molto cattivo nello stesso anno.

La classificazione comprende cinque livelli di stato di salute auto-percepito: molto buono, buono, giusto, cattivo e molto cattivo.
Tra gli Stati membri dell'Ue, la percentuale più alta della popolazione di età pari o superiore a 16 anni che ha percepito la propria salute come buona o molto buona è stata registrata in Irlanda (83%), davanti a Cipro (78%), Italia e Svezia (entrambi 77%), Paesi Bassi (76%) e Malta (75%). Analizzando le risposte a livello di aree geografiche, l’Italia è un po’ più indietro nella valutazione “buono e molto buono” del proprio stato di salute nelle città, dove scende al sesto posto dopo Irlanda, Svezia, Cipro, Danimarca e Svezia, risale al quarto posto (dopo Irlanda, Cipro e Paesi Bassi) se con le città si considerano anche le periferie  ed è ancora al quarto posto per le zone rurali dopo Irlanda, Regno Unito e Paesi Bassi.  La disparità nella valutazione tra uomini e donne può essere vista attraverso le varie fasce d'età. Il divario più grande è per quelli di 65 anni o più, in cui il 45% degli uomini percepiva il loro stato di salute buono o molto buono rispetto al 39% delle donne.

La percentuale della popolazione che ha valutato la propria salute come buona o molto buona tende a diminuire con l'età. Oltre l'88% della popolazione maschile di età compresa tra 16 e 44 anni percepiva la propria salute come buona o molto buona. La proporzione è scesa al 69% per gli uomini tra i 45 ei 64 anni e diminuita ulteriormente al 45% per gli uomini di età superiore ai 65 anni.

Una tendenza simile può essere vista con le donne. La percentuale di donne di età compresa tra 16 e 44 anni che hanno percepito la propria salute come buona o molto buona è stata dell'87%, rispetto al 65% delle persone tra i 46 ei 64 anni e il 39% delle persone di età pari o superiore ai 65 anni.

Mai dire mai: anche cominciare ad allenarsi per fare uno sport quando si ha più di 50 anni età produce benefici in termini di longevità. È quanto emerge da uno studio condotto dal National Cancer Institute di Bethesda, negli USA. Le linee guida nazionali per la forma fisica raccomandano che gli adulti facciano almeno 150 minuti di attività aerobica a intensità moderata o 75 minuti di esercizio fisico vigoroso a settimana. 

I ricercatori del National Cancer Institute di Bethesda hanno analizzato i dati relativi a 315.059 adulti, di età compresa tra 50 e 71 anni, che hanno partecipato a indagini sulle loro abitudini di esercizio fisico dall’adolescenza al decennio più recente. Durante un follow-up medio di quasi 14 anni, sono decedute 71.377 persone, tra cui 22.219 per cardiopatia e 16.388 per cancro.

Rispetto alle persone inattive per tutta la vita, i partecipanti che hanno segnalato livelli costantemente elevati di esercizio fisico dalla giovinezza alla mezza età avevano il 36% in meno di probabilità di morire per qualsiasi causa durante il periodo di studio. Ma il vantaggio è risultato analogo anche quando le persone inattive hanno iniziato a fare movimento tra i 40 e i 61 anni.