Chi è in uno stato vegetativo resta una persona a tutti gli effetti e come tale si devo no rispettare i suoi diritti: la tutela del diritto alla vita e del diritto alle prestazioni sanitarie che deve essere ancor più incisivo, viste le condizioni di estrema debolezza in cui si trova la persona e la sua incapacità di provvedere autonomamente a se stessa.

A stabilirlo è la Cassazione (terza sezione civile, ordinanza 24189/2018) che si è espressa respingendo il ricorso dell’azienda sanitaria e di due medici condannati al risarcimento danni dal Tribunale – 300mila euro ciascuno da azienda e medici per il danno non patrimoniale e al pagamento di 1.140.000 a titolo di danno patrimoniale - e dalla Corte d’Appello – che ha modificato la cifra dovuta in 1.620.000 a titolo di risarcimento del danno patrimoniale, rigettando il resto delle imputazioni e oltre all'assegno di invalidità (500 euro mensili) per evitare una capitalizzazione anticipata alla corresponsione di 4mila euro al mese - sulla causa di due genitori per ottenere il risarcimento del danno per la mancata diagnosi in sede di esami ecografici delle malformazioni del figlio nascituro, nato poi con una possibilità di vita esclusivamente vegetativa.Secondo la Cassazione  i suoi diritti fondamentali vanno rispettati e tutelati e, anzi, la tutela del suo diritto alla vita e del suo diritto alle prestazioni sanitarie deve essere ancora più incisiva, viste le condizioni di estrema debolezza in cui si trova e la sua incapacità di provvedere autonomamente a se stesso.

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