Che la sinergia tra scienza e fede sia una carta vincente per il trattamento delle patologie di natura psichica? Pare proprio di sì. Ed è per questo motivo che l’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei ha organizzato un convegno dal titolo: “La Chiesa italiana e la salute mentale 2”, in programma il prossimo 24 novembre a Roma, presso la Pontifica Università Lateranense.

Un secondo appuntamento che fa seguito al primo evento dello scorso anno, che, nel “nella libertà e nel rispetto degli spazi, degli ambiti e dei ruoli” – come ha sottolineato don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Cei – ha tracciato un cammino comune, dando vita ad un “tavolo della salute mentale”, costituito da 15 psichiatri e da referenti dei diversi ambiti della psicologia.

La situazione in questo ambito appare complessa e presenta delle difficoltà oggettive, non ultime la mancanza di servizi messi a disposizione dallo Stato, l’insufficienza di strutture sul territorio, pochissime risorse investite.

In Italia, il 25% delle famiglie hanno al loro interno qualcuno con problemi di salute mentale, un fenomeno diffuso quindi, che ha bisogno di essere affrontato con competenza, professionalità, ma che presuppone anche, e soprattutto, accoglienza, riconoscimento di una dignità personale e superamento di quella paura e disagio che ancora oggi risultano molto pressanti. La salute mentale deve uscire fuori dagli angusti ambiti in cui l’opinione comune l’ha rinchiusa per lungo tempo. E’ necessario non cedere ad una cultura dello scarto che non è stata ancora debellata. Proprio in tal senso è stata orientata l’iniziativa della Cei che ha portato all’apertura del portare “Accolti.it” e alla realizzazione dell’Open Day della Riabilitazione. Una giornata dedicata a coloro che hanno voluto visitare personalmente le strutture sanitarie cattoliche che accolgono e curano fragilità anche di tipo psichico. Una manifestazione che ha avuto larghissima partecipazione di pubblico e alla quale ha aderito la quasi totalità delle strutture Aris.

Per venire incontro ai disagi di natura psichica che una fetta sempre più cospicua della popolazione lamenta – assicurano gli esperti - occorre aumentare l’impegno e preferire approcci terapeutici che prendano in carico la persona nella sua globalità Bisogna diventare esperti non solo in ambito prettamente scientifico, ma anche relazionale, promuovere la cultura dell’ascolto, dell’accompagnamento. In quest’ottica scienza e fede possono operare sinergicamente e in maniera efficace per “educare alla felicità, obiettivo prioritario per venire in aiuto a questa parte di umanità ferita.  

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