La sensazione è che la Sanità continui a rimanere fuori dalle priorità dei Governi che si stanno succedendo alla guida del Paese. Questa percezione assume concretezza con la conferma del finanziamento già previsto per il SSN: una scelta che non dà seguito alle promesse elettorali di un (ri) finanziamento della Sanità pubblica e non determina alcuna soluzione di continuità con il passato. Il segnale che la Sanità non sia una priorità è evidente. E’ questo l’incipit del 14° Rapporto Crea Sanità, il Consorzio per la Ricerca Economica Applicata in Sanità dell’Università di Tor Vergata presentato a Roma il 23 scorso.

 E in questo contesto crescono, intanto, le difficoltà degli italiani a curarsi. L’equità resta un problema irrisolto e il gradiente geografico è chiaro. Il 17,6% delle famiglie residenti (4,5 milioni) ha dichiarato di aver cercato di limitare le spese sanitarie per motivi economici (100.000 in più rispetto al 2015), e di queste 1,1 milioni le hanno annullate del tutto.

 Il Ssn  intanto vede crescere il gap con l’Ue per quanto concerne la spesa pubblica (il divario è passato dal 35,2% del 2016 al 36,8 del 2017).

Gli elementi emergenti nel rapporto:

  • la sanità non è considerata fattore propulsore dello sviluppo economico del paese;
  • il divario tra Nord e Sud interseca aspettativa di vita, cronicità e disabilità, uso delle risorse;
  • i dati sulle liste d’attesa sono rilevati sulle prestazioni “non urgenti”, ma non è il modo più funzionale per avere una analisti strutturata del problema;
  • la compartecipazione alla spesa – ticket – rappresenta un finanziamento improprio e iniquo;
  • la carenza di professionisti evidenzia la carente programmazione dei fabbisogni;
  • infine il nodo della sostenibilità che passa con forza sul binomio sostenibilità – innovazione, un aspetto che coinvolge la governance del rapporto servizi/bisogni e l’industria di riferimento, basti solo pensare alla farmaceutica o alle tecnologie per gli ausili.