Ogni anno si contano in Italia 52.000 morti evitabili.   “Muoiono, a qualsiasi fascia d'età – afferma il presidente del SIS118 Balzanelli - particolarmente in acuto,  che potrebbero invece salvarsi”. Una situazione assurda perché  se una morte può essere evitata deve essere evitata. Il fatto è che la Sanità nazionale ha posto, negli ultimi anni, particolare attenzione alla patologia cronica, e “spazi a dir poco residuali – sostiene Balzanelli -  del tutto incongrui” rispetto alla risposta di sistema da dare alle esigenze in acuto, più drammatiche, della epidemiologia di settore.

La conseguenza di questa marcata asimmetria ha prodotto, quale unico risultato, che non si è inciso in modo significativo sulla riduzione della “mortalità evitabile".  I dati Eurostat 2015 confermano quanto sostenuto da  Balzanelli poiché  documentano che in Italia si verificano  circa 52.000 morti/anno  complessivamente considerate  quali evitabili, pari al 32% della mortalità totale annua rilevata.

Se considerassimo le principali cause di mortalità annua in acuto nel nostro Paese, quali, ad esempio, i 60.000 decessi dovuti ad arresto cardiaco improvviso, i 15.000 morti per traumai 60 morti circa per ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo, una percentuale molto maggiore di questi eventi drammatici verrebbe registrata, con certezza, quale “morte certamente evitata" se ci fosse un’adeguata organizzazione interistituzionale.

La proposta è quella di realizzare un Osservatorio Nazionale Permanente delle Morti Evitabili  presieduto dal Ministro della Salute, finalizzato a raccogliere e ad analizzare, in ambito multidisciplinare e multiprofessionale integrato, i dati epidemiologici, ad elaborare strategie adeguate e concertate di contrasto, a monitorizzare, con carattere la percentuale ancora cosi elevata, della mortalità evitabile nazionale.