Invece di preoccuparsi della gente che viene “legalmente” torturata in molti Paesi del mondo, invece di preoccuparsi dello stato pietoso in cui vengono tenuti esseri umani detenuti, invece di preoccuparsi delle migliaia di individui quotidianamente violentati e massacrati sui barconi della vergogna, invece di cercare di porre un freno all’infanticidio quotidiano  a causa della violenza, della fame e delle malattie, invece di preoccuparsi del fiorente business del traffico di organi da vivo è quanto meno singolare (non vogliamo usare il termine ridicolo per il rispetto comunque dovuto alle istituzioni) che il Comitato dei diritti umani dell’Onu si preoccupi  dei medici italiani obiettori di coscienza rei di rallentare la macchina degli ablorti  nel Bel Paese.  L’Italia scrivono deve far rispettare la legge 194/1978  come se questa legge avesse istituito un plotone di esecuzione a disposizione di chi vuole interrompere la gravidanza. 
E collegate a questa preoccupazione l’Onu ne manifesta altre due verso il nostro Paese: la distribuzione dei medici obiettori e il “numero significativo” di aborti clandestini. A parte il fatto che il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, proprio in occasione della presentazione della Relazione al Parlamento aveva rassicurato sul rispetto della legge. In 30 anni, ricordava, c'è stato un "dimezzamento del numero di Ivg settimanali, a livello nazionale, a carico dei ginecologi non obiettori, che nel 1983 effettuavano 3,3 Ivg a testa a settimana, mentre ne effettuano 1,6 nel 2013, e dalle Regioni non è giunta alcuna segnalazione di carenza di medici non obiettori". Secondo il ministro pertanto, "il numero dei punti Ivg è più che adeguato rispetto al numero delle Ivg effettuate".