In tema di antibiotico resistenza l’Italia non appare certo un Paese virtuoso, visto il posto che occupa nella classifica degli Stati europei con percentuali di resistenza più elevata: è terza dopo Grecia e Turchia.

Fenomeno aumentato vertiginosamente negli ultimi 10 anni, e che vede, attualmente, 1 italiano su 10 affetto da un’infezione batterica resistenze a più antimicrobici.

Una problematica questa che non interessa solo la nostra Penisola, i dati infatti parlano di 700 mila persona che ogni anno nel mondo perdono la vita a causa di germi multiresistenti. Un allarme che è giunto anche ai tavoli del G7 e del G20.

La necessità di dare sempre maggiore attenzione a queste tematiche ha rappresentato il motore dell’evento: “Stato dell’Arte dell’antimicrobial stewardship: esperienze regionali a confronto”, tenutosi recentemente a Roma e a Milano.

Il piano nazionale contro l’antibiotico resistenza, in dirittura d’arrivo, politiche che supportino un utilizzo appropriato di questi farmaci, il contrasto di un loro uso indiscriminato negli allevamenti, sono stati alcuni dei principali argomenti discussi.

I due appuntamenti, organizzati con il supporto del ministero della Salute, hanno visto esperti del settore a confronto per individuare percorsi attraverso cui giungere a nuovi modelli virtuosi, come quello adottato in Olanda riguardo ai farmaci utilizzati in zootecnia, in cui la quantità di principio attivo usato per unità di bestiame (PCU, Population Correction Unit) è cinque volte inferiore a quella somministrata nel nostro Paese: 68 mg/PCU in Olanda contro 360 mg/PCU in Italia.

Il Piano nazionale per la resistenza antimicrobica sta compiendo le ultime tappe, “La bozza è praticamente finita – ha spiegato Stefania Iannazzo del Dipartimento Prevenzione e Innovazione del ministero della Salute – stiamo facendo delle valutazioni economiche che servono poi nella fase di interlocuzione con la direzione generale della programmazione e con il ministero dell’Economia e della Finanze. A seguire il Piano dovrà essere approvato in Conferenza Stato-Regioni”.

Tra le strategie da adottare sicuramente la diminuzione dei consumi di questo tipo di presidi farmacologici, il cui uso eccessivo ha fatto sì che “…i germi resistenti che prima si trovavano solo a livello nosocomiale – ha sottolineato Maurizio Sanguinetti del Policlinico Gemelli di Roma  - ora si stanno facendo strada nelle comunità”.