Si chiama “GiocAbile” e sicuramente va a coprire una voragine lasciata dalle grandi industrie produttrici di videogiochi che sembrano non sapere che in Italia ci sono circa 40 mila i bambini affetti da disabilità psicomotorie.  “GiocAbile” è infatti di un videogioco che consente al tempo stesso abilitazione e divertimento: infatti, nelle varie fasi di gioco sarà richiesto ai bambini di compiere diverse tipologie di movimento utilizzando gli arti inferiori o superiori o tutto il corpo; i movimenti saranno studiati con medici e ricercatori, per essere utili anche nella vita di tutti i giorni. Gli obiettivi riabilitativi vengono raggiunti anche grazie alla creazione di oggetti fisici che permettono di interagire con il gioco (guanti, pedane…), progettati sui bisogni e sulle caratteristiche del bambino con disabilità per potenziare da un lato le sue capacità residue e dall’altro per consentirgli di giocare e interagire con bambini normodotati. “GiocAbile unisce gioco e abilitazione: il bambino infatti, usando anche parti del corpo che generalmente risultano poco utilizzate, riesce a sviluppare funzioni deficitarie - spiega Emilia Biffi, ingegnere biomedico presso l’Area di tecnologie applicate all’IRCCS Medea -. La nostra prospettiva di gioco quindi non è penalizzante ma piuttosto incentivante, poiché consente ai bambini con disabilità di interagire alla pari anche con i bambini normodotati e di soddisfare il loro bisogno di socializzazione e condivisione. In una fase successiva del progetto, GiocAbile potrebbe essere utilizzato anche come strumento di riabilitazione con protocolli clinici associati”. Divertimento, interazione, abilitazione e possibilità di adattarsi ai bisogni e alle esigenze di ogni giocatore saranno, secondo il gruppo di lavoro, le caratteristiche vincenti del progetto.