Nella libera scelta da parte del cittadino del luogo in cui farsi curare avrà sempre più un ruolo decisivo la trasparenza della garanzia offerta per la prevenzione e la copertura del rischio clinico. Ne è convinto l’onorevole Federico Gelli, il padre della legge sul rischio clinico,  che, rivolgendosi  ai partecipanti ad un seminario di studio organizzato martedì mattina, 23 maggio, dall’ARIS sulla responsabilità delle strutture sanitarie nei presunti casi di malasanità, ha indicato proprio nella trasparenza la sfida da raccogliere se si vuole continuare ad avere un ruolo di primo piano nel servizio al malato, pubblico o privato che sia. Ed è per questo che ha suggerito ai responsabili degli Istituti religiosi di rendere pubblico l’elenco dei contenziosi affrontati, specificandone motivazioni ed esiti, di offrire dettagliate informazioni sui sistemi di prevenzione adottati e sull’entità delle stipule di contratti di copertura con società  assicuratrici .  Anche se con queste ultime, come   ha spiegato l’avvocato Maurizio Hazan,  al fianco dell’onorevole Gelli nella stesura del testo della Legge, non è stata ancora scritta l’ultima parola. Sul tappeto ci sono infatti due questioni principalmente: alla obbligatorietà per l’operatore sanitario e per la struttura di munirsi di copertura assicuratrice non corrisponde, nella legge, obbligo a contrarre per le Assicurazioni. Il che significa che teoricamente si potrebbe rimanere scoperti per il casuale rifiuto delle Compagnie assicuratrici. La seconda questione è quella relativa alla possibilità, per il danneggiato, di un’azione diretta nei confronti della Compagnia che assicura professionista o struttura. Il che significa che il quantum da risarcire può andare ben oltre i limiti fissati nella convenzione tra istituzione, o professionista,  e l’assicurazione stessa. Il contenzioso si sposterebbe così tra compagnia assicuratrice e soggetto assicurato. L’intento della legge resta comunque quello di offrire la massima tutela ai danneggiati. Si attendono i decreti attuativi per fare luce su queste situazioni. Altro passaggio molto interessante trattato dall’ avvocato Hazan ha riguardato l'attività resa dal medico in regime intramoenia: a riguardo il relatore ha chiarito che lo stesso risponde del proprio operato comunque a titolo di responsabilità extracontrattuale, ai sensi dell'art. 2043 c.c.; ma su tale attività risponde, in virtù di quanto previsto dal comma 2 dell'art. 7, anche la struttura sanitaria a titolo di responsabilità contrattuale ai sensi degli artt. 1218 e 1228 c.c.

 “ Rendendo pubblici e trasparenti tutti questi passaggi   – ha spiegato Gelli –  il cittadino, al momento di fare la sua scelta di dove farsi curare, si potrà orientare così  attraverso  fatti concreti e trasparenti  piuttosto che suggerimenti  fuorvianti rintracciati sulla rete”. Si tratta in sostanza, ha proseguito, di cementare nuovamente quell’alleanza terapeutica tra paziente e operatore sanitario che, negli ultimi 25 anni si è andata sgretolando in maniera impressionante. Tra le cause Gelli elenca prima di tutto la sempre più “massiccia e devastante” influenza di quello che lui più volte ha definito “il dottore Google”. Le persone “sono diventate molto più esigenti – ha detto – e non che questo sia di per sé un male: è solo che arrivano dal medico con tanto di diagnosi e cura confezionate a misura dal dr. Google, con tutte le conseguenze immaginabili”. C’è poi da considerare il fatto che sino ad oggi la mancanza di norme certe e garantiste per entrambe le parti per affrontare i contenziosi, la disparità di atteggiamenti tra regione e regione ha fatto sì che “certi studi legali abbiano intuito la possibilità di fare business imparando a muoversi tra cavilli e interpretazioni prese a prestito da diverse forme contrattuali per offrire al cittadino assistenza nel creare contenziosi con strutture e medici cercando di ricavare una qualche forma di risarcimento possibile e forse non dovuto. E si fanno anche pubblicità : non vi preoccupate, pensiamo a tutto noi gratuitamente. Sino al risarcimento ottenuto non importa come. Come non cogliere l’opportunità di racimolare qualche cosa? Via dunque al contenzioso e siamo così ad oltre 300.000 casi”. Ora con la Legge n. 24 dell’8 marzo scorso non sarà più tanto facile. La struttura sanitaria dovrà garantire sicurezza attraverso linee guida precise e buone pratiche; stipulare adeguate polizze assicurative; fare ricorso alla medicina attuata secondo protocolli terapeutici e diagnostici fondati su una calibratura professionale rispondente al contesto in cui la struttura opera; mettere in piedi un sistema risarcitorio basato su tabelle eque, omogenee in tutto il Paese. Alle regioni il compito delle verifiche e dell’assunzione di informazioni da trasferire poi ad una struttura a livello nazionale il cui compito è proprio quello di tenere sotto controllo costante il livello nazionale. Temporaneamente, ha informato Gelli, se ne occuperà l’AGENAS.

Gelli infine proprio in nome della trasparenza, è tornato a chiedere con forza l’abolizione della cartella clinica cartacea “uno strumento primordiale – ha detto – inconcepibile nel 2017, facilmente alterabile vuoi per incuria, vuoi per distrazione, vuoi per accidente. La cartella clinica digitale è impossibile da alterare senza lasciare tracce. E poi non si smarrisce e la si recupera in un attimo. Per i medici finirebbe l’era del doversi trasformare in burocrati firmatari di una pila di fotocopie da dichiarare conformi all’originale”.

In apertura dei lavori il Presidente dell’ARIS Padre Virginio Bebber aveva voluto ricordare con una preghiera le vittime “dell’ennesimo vile atto terroristico” a Manchester. Poi motivando l’iniziativa del seminario  il Presidente ha ricordato che le nostre istituzioni sanitarie “ hanno un passato ed un presente che parlano di una testimonianza di amore e cura dell'uomo malato, che affonda le radici nella storia della Chiesa cristiana, la cui immagine perpetua non a caso è e resta quella del buon Samaritano”. Proprio per questo il nostro obiettivo è “mettere al servizio di quest'uomo la più alta professionalità possibile, tecnologie di ultima generazione, l'impegno costante nella ricerca, l'assistenza amorevole e caritatevole in ogni fase della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale. Ma è nella natura umana commettere errori, così come è naturale cercare di capire cosa sia successo nell'eventualità che qualcosa non sia andata secondo le nostre aspettative, e ottenere giustizia nei casi di provata responsabilità di professionisti o di strutture. Abbiamo accolto perciò con grande interesse la Legge n.24 dell’8 marzo 2017. Legge che si propone il difficile compito di riequilibrare una realtà giuridica, sociale a grande impatto sociale e che avrà una ricaduta su tutti i profili che caratterizzano la realtà sanitaria nel nostro Paese.