Il Pronto Soccorso non è più quello di 20 anni fa, in cui chi si presentava veniva o ricoverato o veniva rimandato a casa. Oggi il pronto soccorso è sede di indagini, di esami, di diagnosi, di terapia e di cura, non deve quindi stupire che chi si reca al Pronto Soccorso sia trattenuto per del tempo. In una situazione di sovraffollamento endemico come quello che vivono i nostri Pronto Soccorso, è inoltre normale che vi siano tempi di attesa. E se succede che fra un intervento medico e l’altro, durante il percorso di cura, i pazienti attendano, questo non vuol dire che gli operatori sospendano il monitoraggio sanitario di quei pazienti o la somministrazione delle cure del caso. Nei Pronto Soccorso nessuno viene mai abbandonato”. Da questa premessa inizia la nostra conversazione con Maria Pia Ruggieri, presidente nazionale Simeu (Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza), che dopo l’ennesimo attacco ai pronto soccorso, con la stampa che parla di pazienti abbandonati a morire, prende carta e penna per difendere i Pronto Soccorso e chi vi opera.   La lettera di Ruggieri è in risposta a un commento di Massimo Gramellini (Corriere della Sera) dal titolo “Lento abbandono”, “ma non c’è nulla di personale contro Gramllini, che anzi, in tante altre occasioni ha elogiato il nostro operato”, spiega la presidente del Simeu. Gramellini è piuttosto preso ad esempio di un modo di parlare dei Pronto Soccorso che è ben più diffuso, nonché fonte di ispirazione per la campagna lanciata oggi dal Simeu #iononabbandono.