Sui quotidiani di questi giorni è apparsa la notizia della preoccupazione per il destino dei ricercatori impiegati presso gli IRCCS di diritto pubblico con contratti “precari”, i quali, a decorrere dal 1° gennaio 2018, potranno continuare ad operare in regime di collaborazione coordinata e continuativa solo nel rispetto della rigida disciplina introdotta dal Jobs Act.

In realtà nel settore privato tale problema è stato già risolto dall’ARIS con l’Accordo Nazionale del 30 dicembre 2015, applicabile a tutti gli IRCSS di diritto privato e, più in generale, a tutte le strutture sanitarie private (associate o che semplicemente aderiscano all’intesa) che svolgano ricerca. Tale accordo è stato praticamente applicato da tutti gli IRCCS di diritto privato (anche non associati ad ARIS) ed ha avuto il pregio di evitare l’applicazione della presunzione di subordinazione nei confronti delle collaborazioni instaurate nel settore della ricerca, all’interno del quale le novità introdotte dal Governo Renzi avevano generato forti preoccupazioni, atteso l’utilizzo frequente (e legittimo) che si faceva del “lavoro a progetto”.

Il settore pubblico ha a disposizione tre soluzioni per risolvere il problema: la prima piuttosto complessa (un intervento legislativo), la seconda di media difficoltà (la stipula di un accordo unitario a livello nazionale con le OO.SS. comparativamente più rappresentative) e la terza sicuramente più semplice e diretta (l’estensione anche all’ambito pubblico dell’accordo nazionale ARIS).

Servizio Lavoro e Relazioni Sindacali