22,51 miliardi di euro di denaro pubblico sprecati in sanità nel 2016. E’ quanto evidenziato dal 2° Rapporto Gimbe sulla sostenibilità Del Servizio Sanitario Nazionale. Una situazione che non è più possibile sostenere, il cui superamento richiede l’impegno concreto dei diversi attori della sanità.

Presentato recentemente a Roma, il rapporto cataloga in sei categorie principali gli sprechi di fondi a disposizione della tutela della salute: sovra-utilizzo di servizi e prestazioni inefficaci e inappropriate, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sotto-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie efficaci e appropriate, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell'assistenza.

“La categoria di sprechi “Frodi e abusi” – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – secondo le nostre stime erode circa 4,95 miliardi (range da 3,96 a 5.94) di euro tramite fenomeni corruttivi e comportamenti opportunistici condizionati da conflitti di interesse, che non configurano necessariamente reato o illecito amministrativo, ovvero non sempre sono condotte perseguibili per legge. Di conseguenza, abbiamo deciso di “esplodere” in maniera analitica questa categoria per diffondere a tutti i livelli la consapevolezza che alcuni comportamenti non possono essere più accettati solo perché “così fan tutti”».

Sono state identificate ben 53 tipologie di frodi e abusi, organizzati in 9 categorie: policy making e governance del sistema sanitario, regolamentazione del sistema sanitario, ricerca biomedica, marketing e promozione di farmaci, dispositivi e altre tecnologie sanitarie, acquisto di beni e servizi, distribuzione e stoccaggio di prodotti, gestione delle risorse finanziarie, gestione delle risorse umane, erogazione dei servizi sanitari.

«Scorrendo l'elenco dei singoli fenomeni – continua Cartabellotta – risulta evidente che da un lato tutti gli attori del sistema sanitario sono coinvolti (politica, management, professionisti sanitari, cittadini e pazienti), dall'altro che è difficile, se non impossibile, introdurre misure preventive per molti abusi che non rappresentano reati o illeciti amministrativi, ma sono di fatto alimentati da conflitti di interesse e/o scarsa etica professionale».

Considerevole l’impegno in tal senso di Agenas (Agenzia Nazioanle per i Servizi Sanitari Regionali) e Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione), che hanno messo a punto diverse misure di prevenzione, tra queste il Protocollo di Intesa Anac/Agenas, il Protocollo di Intesa ministero della Salute/Anac, il Piano Nazionale Anticorruzione aggiornato al 2016.