L’Associazione Nazionale Medici Fiscali, Anmefi, fa il pugno duro contro il Disegno di Legge, presentato in Commissione Affari Costituzionali, a proposito dell'autocertificazione da parte dei lavoratori per i primi tre giorni di malattia.  “Come associazione sindacale di categoria – ha sottolineato l’Anmefi - la più rappresentativa tra le organizzazioni dei medici fiscali ed inserita nell'elenco delle società medico-scientifiche della Fism, che da anni segue con grande interesse le vicende del polo unico della medicina fiscale e il controllo dell’assenteismo lavorativo, ci dichiariamo contrari a tale proposta”. Una posizione chiara che si affianca a quella già espressa da Confindustria e Confartigianato, preoccupate dai risvolti che potrebbero emergere da una proposta di questo tipo.

Per l’Associazione non è possibile parlare di patologia “clinicamente non obiettivabile se non dopo aver eseguito un preliminare esame obiettivo. A solo titolo di esempio – ha continuato l’Associazione Nazionale Medici Fiscali - in caso di un generico mal di testa è necessario quanto meno rilevare i valori pressori e ricercare eventuali segni neurologici”. Lo stesso medico fiscale – ha specificato ancora l’Associazione - è tenuto a valutare l'idoneità al lavoro secondo scienza e coscienza, di cui la prima si basa sull’obiettività riscontrata nel corso della visita, che il professionista esegue puntualmente per poi verbalizzarne gli esiti sul referto che egli deve compilare e poi trasmettere al centro medico legale di competenza”.

Anmefi ritiene anche di dover precisare come “il periodo di ristoro e malattia non sia solo un periodo di astensione dall’attività lavorativa. Il lavoratore utilizza questo tempo per recuperare il più rapidamente possibile l'idoneità lavorativa, oltre che nel suo interesse anche in quello del datore di lavoro da cui dipende, per cui l’assenza del lavoratore rappresenta, comunque, un danno organizzativo ed economico, e dell'Inps, che retribuisce la malattia a partire dal quarto giorno”

 

“L'auto-giustificazione, come sembra evincersi dalla proposta del Senatore – ha aggiunto l’Associazione - potrebbe essere motivo di ritardo nel recupero dell’idoneità lavorativa, in assenza di adeguata terapia ed opportuni consigli che spettano al solo medico di famiglia. Sempre rifacendosi all'esempio della cefalea, questa potrebbe essere sintomo di altro evento cerebrale, magari più grave, che se ignorato o trascurato potrebbe comportare tempi più lunghi per la ripresa e conseguenti maggiori spese di indennizzo. Senza tralasciare di chiedersi a chi spetterebbe l’indennità dei primi tre giorni di auto-giustificazione”.

 

“Le problematiche comunque – ha concluso l’Anmefi - sono assai più complesse e variegate, senza tralasciare eventuali ricadute sullo stesso lavoratore a seguito di questo provvedimento e le incalzanti critiche di giuslavoristi ed opinionisti che si stanno registrando in conseguenza dell’iniziativa, che potrebbe essere in contrasto con la lotta all’assenteismo e alla recente istituzione del polo unico della medicina fiscale contenuto nella riforma Madia”.