L’indebitamento complessivo degli enti del Ssn resta un moloch difficile da scalfire. Un macigno resistente, che nel 2015 ha toccato i 56,65 mld, con una crescita del 16% rispetto a un anno prima. Un cattivo segnale, considerato che invece nel quadriennio 2012-2015 s’è ridimensionato dell'8,43%. Ma adesso è tornato indietro, con un aumento in dodici mesi di poco più di 8 mld. Senza dire che la voce comprende l'altro moloch, quello dei debiti verso i fornitori del Ssn: sempre nel 2015 era di 22,9 mld. Anche in questo caso, arrestando la corsa degli anni prima verso la riduzione: rispetto al 2014 è sceso appena di 200 mln circa, dopo che dal 2012 era diminuito di 15 mld. Insomma, i fornitori possono attendere.

L'allarme viene dalla Corte dei conti in particolare dal rapporto sulla finanza regionale al 2015, appena inviata al Parlamento. Che, chissà che ne farà, vien da dire. Una relazione che ripete i giudizi tutto sommato positivi raggiunti di questi anni dal Ssn, a cominciare dal netto calo dei disavanzi, dagli interventi (in taluni casi tentativi, neppure ancora risolutivi) nelle Regioni in piano di rientro o sotto lo schiaffo del commissariamento. Buoni giudizi che la magistratura contabile fotografa anche sulla base di rapporti europei e di apposite "classifiche", senza trascurare la segnalazine del basso livello di spesa sanitaria pro-capite in Italia rispetto ai nostri partner Ue. L'indebitamento complessivo degli enti Ssn anche verso la Regioni e gli altri enti, è stato nel 2015 di 56,65 mld. Quello delle Regioni ordinarie era di 51,4 mld , il 20,7% in più del 2014, e quello delle Regioni a statuto speciale di 5,2 mld (-12,78%). Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana e Lazio rappresentano circa il 68% del totale del debito. Quanto invece al debito verso i fornitori - 22,89 mld - 20 mld sono in carico alle Rgioni ordinarie (-0,77% sul 2014), mentre 2,84 mld (-1,39% rispetto al 2014) gravava sulle spalle di quelle a statuto speciale. Il calo complessivo rispetto all'anno prima è stato dello 0,85%, un netto ridimensionamento rispetto al calo del 33% fatto segnare dal 2011 al 2014.