“Il rapporto numero di prestazioni-unità di tempo, proprio dell’industria manifatturiera, non è applicabile alla medicina", così la Federazione Nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) contro i tempi per le prestazioni specialistiche imposti per decreto da alcune Regioni. Provvedimento varato “senza consultare i rappresentanti dei medici”, denuncia la federazione. 20 minuti per una visita oncologica, altrettanti per un’ecografia ginecologica, 30 minuti per una gastroscopia, 5 in più se è necessario l’esame bioptico: questi alcuni esempi della tempistica con cui dovrebbero essere eseguiti esami strumentali e visite. La Fnomceo non ci sta e vota una mozione attraverso cui chiede il ritiro delle disposizioni sui tempari, che mettono in pericolo la salute dei pazienti e sviliscono la relazione di cura. “Non voglio neppure pensare di non poter prolungare un'ecografia morfologica sino a che non ho la piena certezza che il feto sia sano –ha dichiarato Roberta Chersevani, presidente della Fnomceo -  o di non potermi prendere tutto il tempo necessario per comunicare una diagnosi infausta, solo per rimanere nell'ambito della mia esperienza di radiologo".  "Il nostro Codice deontologico - conclude- ribadisce a chiare lettere che anche il tempo di comunicazione è tempo di cura”.