L’estate ha portato qualche preoccupazione in casa Italia per  infezioni Zika e SEU. Un caso di infezione da Zika  è stato confermato in un viaggiatore residente a Reggio Emilia, rientrato da aree a rischio di malattie trasmesse da particolari zanzare. Per il viaggiatore, nei giorni scorsi si era ipotizzata una febbre di Dengue o un episodio di Chikungunya. Ora la diagnosi di Zika. Le condizioni della persona che ha contratto il virus sono buone e non destano preoccupazione."Per impedire la diffusione a livello locale - ricorda l'Ausl di Reggio Emilia - quando viene segnalato un caso, anche solo sospetto, vengono effettuati trattamenti di disinfestazione nell'area di 100 metri attorno ai luoghi di vita dell'ammalato, per eliminare tutte le zanzare tigre presenti. In questo modo si evita che qualche zanzara che si può essere infettata pungendo la persona malata possa poi trasmettere la malattia ad altre persone residenti in quella zona. Il Comune di Reggio Emilia, in collaborazione con il Servizio di Igiene pubblica, ha già iniziato i trattamenti di disinfestazione nei luoghi di permanenza della persona che ha contratto il virus, trattamenti che saranno ripetuti e completati nei prossimi giorni".
La Sindrome emolitico-uremica, nota come SEU, ha destato qualche preoccupazione   dopo il decesso della bambina di due anni di Corato (Bari) a causa dell’infezione. , e il caso di un'altra bimba di 18 mesi in vacanza nel Salento, colpita nei giorni scorsi e attualmente in miglioramento. “Non c'è rischio epidemia", ma "occorre mantenere alto il rispetto delle norme igieniche". Il richiamo arriva dagli esperti della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali, La prima cosa è "scongiurare qualsiasi rischio epidemia - afferma Massimo Andreoni, direttore dell'Unità operativa complessa Malattie infettive all'Università di Tor Vergata - e la correlazione eventuale tra questi casi potrà essere effettuata dagli studi di biologia molecolare che avranno il compito di stabilire un eventuale nesso tra gli episodi in Puglia". Al momento, sottolinea lo specialista, "i dati in nostro possesso ci inducono a ritenere che non vi siano pericoli per la popolazione né alcun rischio epidemia".
"La Sindrome emolitico-uremica - spiega Massimo Galli, vicepresidente della Simit e ordinario di Malattie infettive all'Università degli Studi di Milano - in questi casi è causata da un'infezione da Escherichia coli enteroemorragica. Tra la fine di luglio e la fine di agosto del 2013 erano stati registrati in Puglia 20 casi di Seu, per la maggior parte dei quali, esattamente 16 su 20, è stato possibile dimostrare l'associazione con un'infezione da E.coli enteroemorragica O26". Tutti casi fra bambini residenti in Puglia, o che vi avevano soggiornato. Ma "non risulta sia stata identificata con certezza la fonte dell'infezione, anche se è verosimile possa trattarsi di prodotti lattiero-caseari, in particolare latte bovino", aggiunge. Le mucche ospitano frequentemente nell'intestino ceppi di E.coli che producono tossine - rilevano gli esperti - chiamate shigatossine (Stec) o verotossine (Vtec), in grado di provocare una grave sindrome nella nostra specie, ma non in bovini e ovini, a differenza nostra sprovvisti di recettori per la tossina. In Italia tra il 1988 e il 2010 sono stati registrati dall'Istituto superiore di sanità 710 casi di Seu, con un tasso annuale medio di incidenza di 0,35 nuovi casi per 100.000 abitanti in età pediatrica. I tassi più elevati si riscontrano nelle regioni del Nord (Valle d'Aosta 1,06, Veneto 0,57, Piemonte 0,55, Lombardia 0,52, Trentino e Bolzano 0,43), mentre al Centro-Sud la regione più colpita è la Campania (0,39 casi per 100.000 bambini). Il picco di incidenza in Italia è ad agosto, come gli episodi in Puglia sembrano confermare.