L’antimicrobico-resistenza in Italia presenta percentuali spesso elevate con frequenze di resistenza, a seconda dei ceppi, che vanno dall’11,2% per la resistenza dell’Enterococcus faecium ai gligopeptidi (la media europea è dell’8,3%) al 55,9% della Klebsiella pneumoniae alle cefalosporine di terza generazione  (la media europea è del 30,3%), fino al 78,3% dell'Acinetobacter spp ai carbaèenemi, per il quale però non c'è il dato di confronto euorpeo.
In Italia è stato proprio per questo formato un  Gruppo di Lavoro per elaborare un piano per il contrasto dell'AMR, cui hanno partecipato il ministero della Salute, l'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), l'Istituto superiore di Sanita (Iss),  rappresentanti delle Regioni  e delle Società scientifiche che hanno lavorato anche in base alle indicazioni dell'Oms e in base alle conclusioni del Consiglio d'Europa del 17 giugno 2016. Il Piano di Contrasto all'Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020, inviato alle Regioni  e alla Stato-Regioni perché sia messo all’ordine del giorno della prima riunione utile della Conferenza per l’intesa, individua 6 ambiti di intervento (sorveglianza; prevenzione e controllo delle infezioni; uso corretto degli antibiotici, compresa "antimicrobial stewardship"; formazione; comunicazione e informazione; ricerca e innovazione) e disegna un percorso per l'azione che comprende obiettivi precisi e azioni, per i quali è previsto un processo di monitoraggio e valutazione basato su indicatori quantitativi misurabili. Il Piano prevede l'integrazione di tutti i settori interessati: umano, veterinario, di sicurezza degli alimenti, agricolo e ambientale; individua i principali esiti di salute che si vogliono raggiungere attraverso la sua realizzazione; indica le azioni principali da realizzare a livello nazionale e regionale/locale per promuovere un efficace contrasto del fenomeno dell’AMR nella sorveglianza, prevenzione e controllo delle infezioni da microrganismi resistenti e dell’AMR; l’uso appropriato e la sorveglianza del consumo degli antimicrobici; il potenziamento dei servizi diagnostici di microbiologia; la formazione degli operatori sanitari; l’inforrnazione/educazione della popolazione; la ricerca e sviluppo. E definisce per ciascuna delle azioni individuate gli obiettivi a medio (2017-2018) e a lungo termine (2017-2020) e gli indicatori per le azioni considerate prioritarie, rimandando a successivi piani operativi e documenti tecnici, locali, regionali e nazionali, che individuino in dettaglio le specifiche attività e responsabilità operative.