Sono circa 13 mila i disabili del Lazio che rischiano di ritrovarsi a breve in mezzo alla strada e senza assistenza. Questo perchè i settanta centri regionali di riabilitazione, laici e religiosi – tra in quali figurano eccellenze come l’Istituto scientifico Santa Lucia, gli storici Don Guanella e Don Orione, l’ANFASS Roma, l’Istituto Vaccari e la Comunità di Capodarco, tanto per citarne solo alcuni – saranno presto costretti a chiudere i battenti. A meno che la Regione Lazio non decida finalmente di coprire in altro modo i buchi lasciati da sprechi e corruzione in sanità con formule diverse dal costante abbassamento  delle tariffe e dai tagli all’assistenza. “E vorremmo ricordare - spiega Michele Bellomo, presidente di ARIS Lazio - che si tratta di CDR gestiti da  associazioni ONLUS e senza fini di lucro, che rappresentano oltre il 90% di tutte le strutture di riabilitazione della Regione”.

“Il dato è – spiega ancora Bellomo – che dopo 15 anni di sforzi economici per adeguare i centri agli standard previsti dalle nuove normative emanate dalla Regione Lazio, per resistere ai tagli di budget e per sostenere un aumento dei costi di quasi il 60%, i Centri di Riabilitazione si trovano, oggi, ad affrontare un abbassamento delle tariffe che rischia di metterli in ginocchio”.

Rischiano di chiudere i battenti strutture che si occupano del disagio fisico, psichico e sensoriale di bambini, adolescenti ed anziani,  che lavorano quotidianamente con patologie come l'autismo e il ritardo mentale, che si dedicano alla riabilitazione fisica e cardiologica, così come alla presa in carico di persone sorde o motulese, affette da pluripatologie.

"La situazione del comparto della Riabilitazione - dice Bellomo - è divenuta preoccupante. Da anni chiedevamo un adeguamento delle tariffe, ferme al 2001, ed invece queste sono state ulteriormente abbassate, con riduzioni che vanno dal 7 al 12%, escludendo dal calcolo le spese per il personale amministrativo e tecnico e sottostimando i costi per le manutenzioni."

Per questi motivi - conclude Bellomo - avevamo chiesto un incontro col presidente Zingaretti, richiesta che non ha ricevuto alcuna risposta. Speriamo vada meglio con il presidente della Commissione Sanità". “Vorrei ricordare  anche – continua Bellomo – che in questo settore il privato non esiste. Accanto alle persone  disabili che hanno bisogno di cure e assistenza ci siamo solo noi”.