Ecobonus per il giardinaggio  ma niente sconti in sanità. La famosa manovra da 20 miliardi, che tanto inorgoglisce il nostro Consiglio dei Ministri, ed ora all’esame del Parlamento, suona come l’ennesimo schiaffo alla salute dei cittadini più indigenti. La manovra finanziaria licenziata dal Consiglio dei Ministri nega infatti l’abolizione del famigerato superticket, cioè l’importo aggiuntivo di 10 euro che i cittadini pagano su ogni ricetta per prestazioni di diagnostica e specialistica. A introdurlo fu, nel 2007, il governo Prodi. Ma rimase lettera morta fino alla Finanziaria 2011, quando a palazzo Chigi c’era Berlusconi. Eliminarlo del tutto può costare fino a 1 miliardo di euro. Il meccanismo andava “gradualmente rivisto”. Una risoluzione di maggioranza chiedeva al governo di ritoccare, già a partire dalla  legge di Bilancio, la bestia nera degli ex democratici. Ma tra tutti i provvedimenti “positivi” proposti, l’abolizione di questa “tassa iniqua”, come è stato definito il superticket, è finita nel dimenticatoio. Il taglio alla sanità è ormai talmente entrato nella logica socio-politica della nostra società che alla mancata eliminazione del balzello  sono state dedicate poche frettolose parole negli sdolcinati commenti alla manovra e  una sfuggevole riga negli articoli di commento pubblicati sui media, tutti tesi ad una laconica conferma della palese ingiustizia nei confronti dei più bisognosi.

Tutto resta nelle mani delle Regioni. Oggi ogni Regione infatti, può decidere se e come richiedere il superticket. Alcune hanno deciso di modularlo in base al reddito (Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Veneto, Marche) o al tipo di servizio (come la Lombardia, Piemonte e Campania). Altre non lo prevedono: si tratta di Valle d’Aosta, Province autonome del Trentino Alto Adige, Basilicata, Lazio da metà del 2017, Sardegna. Il superticket di 10 euro è invece in vigore per tutti in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria e Sicilia.

E fa specie sentire il Ministro dell’Economia vantarsi perhè la manovra sarebbe “ incentrata sulle fasce più bisognose e sulle aree meno avanzate del Paese”.