Sviluppo sostenibile nella UE: l’Italia è ok per aspettativa di vita e decessi malattie croniche. Male per bisogni insoddisfatti dei cittadini. Lo certifica  Eurostat che ha pubblicato una nuova sezione del sito Web dedicata agli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) in un contesto UE. Questa sezione presenta due nuove visualizzazioni di dati, per offrirti un accesso più facile e una visione più chiara dei 17 SDG e dei progressi compiuti dall'UE e dagli Stati membri. I 17 SDG, che sono al centro dell'agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, forniscono un nuovo quadro politico mondiale per porre fine a tutte le forme di povertà, combattere le disuguaglianze e affrontare i cambiamenti climatici, garantendo nel contempo che nessuno resti indietro.
L’SDG 3 è quello cioè che ha come obiettivo garantire salute e benessere per tutti, a tutte le età, migliorando la salute riproduttiva, materna e infantile; ponendo fine alle epidemie delle principali malattie trasmissibili; riducendo le malattie non trasmissibili e mentali. E richiede anche la riduzione dei fattori di rischio comportamentali e ambientali. Il prerequisito principale per raggiungere questi obiettivi, secondo la descrizione Eurostat,  è la copertura sanitaria universale; accesso ai servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva e a medicinali e vaccini sicuri, accessibili ed efficaci per tutti. Altri passi cruciali per affrontare i problemi sanitari persistenti ed emergenti che l'SDG 3 sottolinea sono il sostegno alla ricerca e allo sviluppo di vaccini e medicinali, un aumento del finanziamento sanitario e della forza lavoro sanitaria nei paesi in via di sviluppo e una maggiore capacità di allarme preventivo e gestione dei rischi per la salute. Il monitoraggio dell'SDG 3 nel contesto dell'Ue si concentra sui progressi compiuti per consentire ai cittadini dell'Ue di condurre una vita sana, valutando i determinanti della salute, le cause di morte e l'accesso all'assistenza sanitaria. E’ l’SDG 3 citato e preso ad esempio nella maggior parte delle analisi Oms  perché è quello i cui obiettivi, di solito fissati al 2030, garantirebbero se raggiunti il risultato della “salute per tutti”. La nuova sezione del sito Eurostat consente nazione per nazione di verificare la situazione rispetto ai vari SDG e alle sotto voci che ne fanno  parte.
Per quanto riguarda l’Italia e i risultati ottenuti nell’SDG 3, quello sulla salute quindi, il primo dato riguarda l’aspettativa di vita. Il grafico – che raffigura l’andamento dal 2010 al 2015 - mostra che sia le donne che gli uomini sono al di sopra della media Ue, le prime con una aspettativa di vita alla nascita nel 2015 di 84,9 anni rispetto alla media Ue di 83,3, i secondi con una aspettativa di 80,3 anni contro una media di 77,9. Il secondo dato disponibile sempre per l’SDG 3 è sulla percezione della salute. L’Italia, che nel 2014 era sopra la media Ue con il 68% di persone che giudicavano la propria salute buona o molto buona (67,5% la media Ue), scende nel 2015 al 65,8% contro la media Ue del 67 per cento.  Un dato in cui l’Italia è nettamente al di sotto della media Ue è quello sulle morti per centomila abitanti per malattie croniche. Il nostro paese infatti nel 2014 era a 88,3 decessi per 100mila abitanti contro i 123,3 medi dell’Ue.
Anche per quanto riguarda il tasso di suicidio l’Italia è molto al di sotto della media Ue. Si va infatti dal 6,69 per 100mila abitanti del nostro paese agli 11,3 della media Ue. Sugli incidenti mortali sul lavoro invece l’Italia è al di sopra dell’Ue, ma i due valori sono riferiti ad anni diversi. In Italia i morti per 100mila lavoratori erano 2,42 nel 2015, mentre in Europa la media è del 2014 e si ferma a 1,83 morti per 100mila lavoratori. Infine il dato peggiore per l’Italia: quello dei bisogni (dei cittadini) insoddisfatti, Eurostat rileva infatti una percentuale di individui dai 16 anni in su che denunciano insoddisfazione per le visite mediche o le cure. L’Italia quasi raddoppia rispetto alla media Ue con una percentuale di insoddisfatti del 7,2% contro la media europea  del 3,2% nel 2015.