E’ tra i migliori e più performanti al mondo, ma ancora soffre di una “grande difformità nell’erogazione del bene salute tra le diverse aree regionali”. E gli italiani ne parlano male. E’ un primo flash che racconta il Servizio Sanitario Nazionale così come viene fuori dal nuovo Rapporto Italia, il 30° firmato Eurispes, e presentato recentemente.

Secondo l’indagine, in Italia attualmente gli over 65 rappresentano il 21,7%, ma, secondo le previsioni dell’Istat, nel 2050 saranno oltre 33%.

Sui 645mila decessi registrati nel 2015, il 36,8% sono stati causati da malattie cardio-circolatorie, il 29,9% dai tumori e il 15% da malattie respiratorie, endocrine, nutrizionali e metaboliche. Al VI posto, come causa di morte, vi è il morbo di Alzheimer.

Nel 2015 le persone affette da diabete erano 3 milioni, a cui si deve aggiungere un altro milione di casi non ancora diagnosticati.

La regionalizzazione del sistema in sanità, racconta il Rapporto, ha prodotto risultati agli antipodi e difficili da omogeneizzare sulla scia delle buone pratiche e delle tante eccellenze esistenti. La manutenzione del sistema poi presenta lacune sia in periferia che al centro.

Tra i diversi aspetti considerati, per dirne uno, l’assenza di una vera programmazione dei fabbisogni di personale medico. I medici di medicina generale sono in “esaurimento anagrafico”, in quanto nella maggior parte dei casi ultra 55enni, e i corsi di specializzazione ne preparano un numero assolutamente insufficiente. Molte figure professionali formate negli atenei italiani si trasferiscono all’estero - dal 2005 al 2015 più di 10mila medici italiani sono andati a lavorare fuori, specie in Europa - esportando le buone competenze acquisite in Italia in altri Paesi, che non hanno investito nella loro preparazione, calcolata in circa 500mila euro.

Altro punto problematico le infinite liste di attesa. Secondo l’indagine dell’istituto di ricerca, alcune Regioni stanno cercando di risolvere il problema, mentre in altre il diritto alla salute sancito dai Lea, rimane spesso solo sulla carta.

La sanità, nel 2017, è costata alle casse dello Stato circa 112 miliardi di euro (1,42% in più rispetto al 2016) e ha un rapporto con il Pil stabile al 6,6%, con un disavanzo di 700 milioni nel 2016. Una spesa che per il 36% è impiegata per le retribuzioni del personale. Forti le disuguaglianze tra le diverse regioni, con una spesa sanitaria privata pro capite cha varia dal 26,9% del Centro-Nord al 18,9% del Sud.

Negli ultimi anni nella sanità italiana è stato inaugurato un nuovo paradigma per garantire un servizio sempre migliore al cittadino: un paradigma che non ha più il suo focus sui singoli fattori, ma su una visione d’insieme per “problemi”.

Per questa ragione è stato messo in campo un profondo monitoraggio del sistema: questo ha permesso, dopo 16 anni, di aggiornare in modo razionale e migliorativo l’elenco dei lea e delle prestazioni laboratoriali, ha permesso di introdurre prestazioni più innovative e di investire più risorse per visite e terapie; di pianificare un piano di edilizia ospedaliera di 32 miliardi di euro, di cui 12 nelle zone terremotate o a rischio sismico; di costruire un “piano nazionale della cronicità” e, infine, di guidare in modo più efficace ed efficiente le regioni nella riorganizzazione della rete ospedaliera e nei piani di rientro.

 Dal Rapporto Italia risulta come nel Bel Paese l’informazione medica su internet non abbia ancora sostituito del tutto il rapporto medico-paziente, il 52,3% degli intervistati, infatti, non ha mai consultato la rete riguardo i propri disturbi, il 41,6% lo ha fatto e in seguito si è recato dal medico, solo il 6,1% ha consultato solo internet. Sono i giovanissimi, tra i 18 e i 24 anni, i maggiori consultatori del web (40,7%), seguiti dalla fascia tra i 35 e i 44 anni (37,1%). La fascia tra i 45 anni e gli oltre 65, invece, ha il tasso di ricerca più alto con cadenza saltuaria (“qualche volta”): 63,9% tra i 45 e i 64 anni e il 67,9% oltre i 65 anni.

Tra coloro che cercano spesso informazioni quasi la totalità (91,5%) lo fa per capire i propri sintomi e quasi l’80% per sapere quali sono le buone abitudini per la salute. Più elevato il titolo di studio, inoltre, più è diffusa l’abitudine di cercare informazioni mediche sul web: 87,5% tra i laureati e l’80,2% dei diplomati.

Nonostante ancora siano presenti i cosiddetti “viaggi della speranza”, e le normative che disciplinano l’assistenza sanitaria transfrontaliera mirino a stimolare l’integrazione dei sistemi sanitari nazionali, affermando il diritto dei pazienti a recarsi per libera scelta in un altro paese Ue diverso dal proprio, solo 9 italiani su 100 sono informati correttamente sull’argomento. A questo proposito le richieste di autorizzazione sono state 177 (103 approvate).

E ancora, la riforma della legge di bilancio pone l'Italia all'avanguardia nell'introduzione degli aspetti del benessere dei cittadini che vanno oltre il Pil, grazie all'inserimento degli indicatori di benessere equo e sostenibile nel ciclo di bilancio e nelle valutazioni previsionali delle azioni programmatiche del governo.

Nel Def 2017 gli indici sono stati 4 (reddito medio disponibile, indice di diseguaglianza, tasso di mancata partecipazione al lavoro, percentuale di emissioni di CO2 e di altri gas alteranti il clima), ma saliranno in futuro a 12 con l’aggiunta di ulteriori 8 indicatori (l’indice di povertà assoluta, la speranza di vita in buona salute alla nascita, l’eccesso di peso, l’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione, il rapporto tra tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli, l’indice di criminalità predatoria, l’efficienza della giustizia civile l’abusivismo edilizio).

Cresciuta in modo esponenziale la sensibilità degli italiani per la sicurezza e la salubrità del cibo: uno dei sintomi di questa rivoluzione è il boom del biologico che nel 2017 è arrivato a pesare il 3,4% delle vendite totali dell'alimentare. Si fa sempre più attenzione a ciò che si magia, e ci si fida sempre meno della pubblicità. Aumento delle vendite anche per gli integratori, con un mercato che ha fatto registrare il 6% in più (più di 3 miliardi di euro). I consumatori sono soprattutto donne tra 55 e 74 anni con un livello di istruzione medio-alto, scelgono gli integratori per migliorare il benessere psico-fisico (46,1%) e li acquistano soprattutto in farmacia (62%). Il 52% dei medici di medicina generale e il 33% dei medici specialisti consigliano abitualmente integratori alimentari ai pazienti.

Buono anche il rapporto degli italiani con il farmacista, viene consultato per disturbi da raffreddamento (38%), per i capelli (32%), sonno (30%), tono ed energia (28%), vitamine e sali minerali (25%).

Nell’ambito della bellezza e dell’attenzione al proprio corpo, il 12,2% degli abitanti del Belpaese

ha fatto ricorso almeno una volta alla chirurgia estetica, nel 70% dei casi l’intervento è servito per migliorare il proprio aspetto, ridurre i segni dell’età o correggere un difetto, il 26% invece ha dovuto farvi ricorso in seguito ad un incidente o ad una malattia.