L’infermiere va oggi considerato non più “ausiliario del medico”, ma “professionista sanitario”. Un soggetto che svolge un compito cautelare essenziale nella salvaguardia della salute del paziente, con la responsabilità di vigilare sul decorso post-operatorio, proprio per consentire, nel caso, l’intervento del medico. Su queste basi la Corte di Cassazione, IV Sezione penale, ha ricordato ancora una volta che l'infermiere che omette di avvertire il medico del peggioramento delle condizioni del paziente pur essendosi accorto della criticità della situazione, commette reato ed è chiamato a rispondere penalmente per omicidio colposo, se il ricoverato poi muore. Un paziente era deceduto per una crisi ipotensiva dopo un intervento chirurgico e l'infermiere, che si era accorto del peggioramento delle sue condizioni, non aveva avvertito il medico di guardia. Il quadro clinico era quindi degenerato.
Il Tribunale di Roma lo aveva condannato alla pena – sospesa – di mesi 8 di reclusione oltre al risarcimento del danno alle parti civili, da liquidare in altra sede. La Corte d’Appello, dopo la condanna di primo grado aveva dichiarato però l’impossibilità di procedere perché il fatto era “estinto per intervenuta prescrizione”, anche se aveva confermato il risarcimento alle parti civili. L’infermiere a questo punto è ricorso in Cassazione che ha confermato l’iter seguito dai giudici di merito: l'infermiere, omettendo di chiamare immediatamente il medico nonostante le condizioni del paziente, si è reso responsabile di una gravissima omissione da cui si è salvato penalmente solo per la prescrizione che tuttavia non ha annullato i risvolti civilistici della vicenda.