Sarà attivato al più presto un gruppo di lavoro che si occupi di verificare i requisiti di qualità del percorso di acquisizione del consenso informato.  A dare la comunicazione Andrea Urbani, Direttore Generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute, che, in un intervista a Sanità 24 del Sole 24 ore, ha confermato l’avvio quanto prima di questa iniziativa “anche in considerazione degli effetti nefasti che produce un via libera dato dal paziente in maniera superficiale, ad esempio in termini di mancata aderenza alle terapia”. “Basti pensare – continua - che il fenomeno nella farmaceutica pesa per circa il 50%, con enormi costi sociali e pesanti conseguenze sulla qualità degli esiti e delle terapie». A porre l’attenzione sul tema del consenso informato era stata Cittadinanzattiva con un documento indirizzato al ministero della Salute, nel quale venivano richieste delle Raccomandazioni civiche attraverso le quali rendere effettivo il diritto al consenso previsto dalla Carta Europea dei diritti del malato, anche alla luce delle più recenti leggi, compresa quelle sulle Dat, e sulla sicurezza delle cure e responsabilità professionale del personale sanitario. Nel documento presentato al ministero è stata chiesta la costituzione di un gruppo di lavoro che si occupi di consenso informato, coinvolgendo esperti, organizzazioni di cittadini e pazienti, società scientifiche, ordini professionali. A parere di Andrea Urbani, il consenso va inquadrato “nel contesto del complessivo percorso di cura del paziente, in cui la relazione terapeutica con il medico e il tempo che quest’ultimo dedica al dialogo e al colloquio con il suo assistito va sempre valorizzata. Il tempo di ascolto e dialogo è tempo di cura”. Sarà necessario, secondo il Dg della Programmazione sanitaria, rendere disponibili per il paziente moduli più semplici e leggibili, che non siano più, come avviene oggi, “veicolo di uno scarico di responsabilità del SSN, utile soprattutto nelle aule di tribunale”. Secondo dati raccolti da Cittadinanzattiva, molti cittadini lamentano spesso disorientamento e dubbi rispetto all’intervento a cui dovranno sottoporsi a causa della scarsità del tempo che intercorre tra la consegna del modulo, spesso di difficile comprensione, e l’esecuzione della prestazione. Occorre dare spazio e attenzione alla relazione medico-paziente, alla comunicazione e quindi al consenso, che rappresentano strumenti per garantire un ruolo attivo della persona nel percorso di cura. Tutto questo è importante per “prevenire e gestire il rischio clinico, ridurre il contenzioso e contribuire quindi a alla sostenibilità del SSN”.