Quella per la salute in Europa è la seconda voce di spesa pubblica in percentuale sul Pil. Assorbe infatti in media il 7,1% nel 2016, mentre al primo posto con il 19,1% di incidenza sul Pil troviamo il complesso della spesa per pensioni e servizi e prestazioni sociali. . L’Italia, secondo il dato Eurostat (che per poter raffrontare gli Stati considera anche alcuni servizi privati),  è al 7% sul Pil e in nessuna voce tra quelle considerate da Eurostat è al top della classifica di incidenza sul Pil per le spese sanitarie.
Le altre aree in classifica sono i "Servizi pubblici generali" (affari esteri, transazioni di debito pubblico: 6,0%), "Istruzione" (4,7%) e "Affari economici" (4,0%).
"Ordine pubblico e sicurezza" (1,7%), "Difesa" (1,3%), "Ricreazione, cultura e religione" (1,0%), "Protezione ambientale" (0,7%) e "Servizi per l'alloggio e la comunità" (0,6%) sono quelle che pesano meno.
Tuttavia, questi dati a livello Ue mascherano differenze significative tra gli Stati membri nella percentuale del Pil dedicato a ciascuna funzione delle spese della pubblica amministrazione.
Le informazioni sulla spesa totale delle amministrazioni pubbliche per funzione provengono da una pubblicazione online di Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione europea.
La quota delle spese delle amministrazioni pubbliche relativa alla protezione sociale più elevata è in Finlandia e la più bassa in Irlanda.
La protezione sociale ha rappresentato la più ampia area di spesa delle amministrazioni pubbliche nel 2016 in tutti gli Stati membri dell'Ue.
Il rapporto tra spesa pubblica per la protezione sociale e Pil varia tra gli Stati membri dell'Ue da meno del 10% in Irlanda (9,9%) a oltre un quarto in Finlandia (25,6%). Otto Stati membri: Finlandia, Francia, Danimarca, Austria, Italia, Grecia, Svezia e Belgio - destinano almeno il 20% del Pil alla protezione sociale, mentre Irlanda, Lituania, Romania, Lettonia, Malta, Repubblica ceca e Bulgaria hanno speso ciascuno meno del 13% del Pil in protezione sociale.
Nel 2016 nell'Ue, la spesa "sanitaria" è la seconda voce più consistente delle spese delle amministrazioni pubbliche dopo le spese per la "protezione sociale". Nell'Ue-28, la spesa totale delle amministrazioni pubbliche in materia di "salute" è stata in media del 7,1% del Pil. Considerando una ripartizione più dettagliata per l'Ue-28 nel 2016, i "servizi ospedalieri" rappresentano il 3,3% del Pil, i "servizi ambulatoriali" il 2,2% del Pil e i "prodotti medici, elettromedicali e attrezzature" l'1,0% del Pil.
In termini assoluti, a livello Ue-28, la spesa per la salute delle amministrazioni pubbliche è aumentata in modo relativamente regolare tra il 2002 e il 2016: 13,7% della spesa totale nel 2002, 14,7% della spesa totale nel 2009 e 15,3% nel 2016.
In rapporto al Pil, la spesa sanitaria pubblica dell'Ue-28 ammontava al 6,2% nel 2002 e al 7,1% nel 2016. Il livello più elevato riportato è nel 2009 e 2010, all'inizio della crisi economica, al 7,3% del Pil, dovuto a una diminuzione del Pil nominale e non a causa di un aumento insolito della spesa pubblica.
Con quote pari ad almeno l'8% del Pil nel 2016, la Danimarca (8,6%), la Francia (8,1%) e l’Austria (8%) hanno registrato le percentuali più elevate delle spese governative per la salute tra gli Stati membri.
Al di sopra della media Ue del 7,1%, ma sotto comunque all’8%, sono poi Belgio, Germania, Paesi Bassi, Slovacchia, Finlandia, Regno Unito.
Sul versante opposto la spesa per la salute in assoluto più bassa nell’Ue rispetto al Pil si registra a Cipro con il 2,6% di incidenza, seguito al 3,7% dalla Lettonia, al 4,6% dalla Polonia  e poi al 4,8% da Lussemburgo e Ungheria.