Non c’è una responsabilità medica se il neonato viene alla luce con gravi patologie quando lo staff medico ha messo in guardia per tempo i genitori, spiegando loro che ci sarebbero state addirittura poche possibilità di sopravvivenza.

In base a questo principio la Corte di Cassazione (sentenza 7251/2018) ha rigettato tutti i motivi di ricorso di una coppia che si era rivolta al Tribunale per ottenere il risarcimento dei danni a seguito della presunta "errata, negligente e imperita" assistenza al parto e alla nascita del loro figlio, venuto al mondo con una grave encefalopatia con idrocefalo e tetra paresi spastica.

La madre era stata infatti visitata da due medici che, in rapida successione, avevano rilevato un quadro di brachicardia fetale che se proseguita per un certo lasso di tempo avrebbe ridotto al minimo le possibilità di sopravvivenza del neonato o avrebbe anche dato la certezza che il feto sarebbe deceduto.

La Corte di Appello infatti aveva affermato che “vi sono stati due professionisti che, in rapida successione, avevano visitato la paziente e, nel volgere di cinque minuti, avevano rilevato la rapida evoluzione verso un quadro di brachicardia fetale e che, se tale condizione fosse perdurata per un'ora e 40 (così come indicato dalla parte attrice e dai suoi consulenti) vi sarebbero state poche chance di sopravvivenza per ii neonato, se non addirittura certezza che ii feto sarebbe deceduto”.

Se i genitori sono stati messi in guardia sulle problematiche del feto e i medici non potevano far nulla per impedire l'evento, conclude la Cassazione, non spetta alcun risarcimento per responsabilità medica.