Non solo i neuroni, ma anche la mielina. L'alzheimer sferra un doppio attacco al cervello: oltre alla materia grigia, colpisce quella bianca che può quindi rappresentare un nuovo bersaglio terapeutico per gli scienziati in lotta contro il ladro della memoria. In uno studio pubblicato sul 'Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry', un gruppo di scienziati dell'Università Statale di Milano ha dimostrato nei malati di Alzheimer un legame diretto fra accumulo di proteina amiloide nel liquido cerebrospinale e lesioni della sostanza bianca. Il lavoro è stato condotto dall'Unità di Malattie neurodegenerative dell'Università degli Studi meneghina, Centro Dino Ferrari, e della Fondazione Irccs Policlinico, diretta da Elio Scarpini. Hanno collaborato il Laboratorio di Genetica e Neurochimica dell'Unità di neuroradiologia della Statale-Fondazione Policlinico di Milano e il Laboratorio di neuroimmagini della Fondazione Irccs Santa Lucia di Roma. Nel cervello di pazienti con malattia di Alzheimer - ricordano gli esperti - si osserva la deposizione della proteina amiloide con la morte dei neuroni, localizzati nella cosiddetta sostanza grigia. Gli esami radiologici, però, mostrano anche un danno della sostanza bianca, la parte di encefalo costituita principalmente dalla mielina, sostanza che avvolge i neuroni facilitandone la comunicazione.

La natura di tali alterazioni, tuttavia, non era ancora del tutto chiara. Per questo i ricercatori hanno cercato di stabilire una possibile connessione tra patologia amiloidea e deterioramento della sostanza bianca cerebrale, approfondendo in particolare il ruolo giocato dai livelli liquorali di amiloide nel predire il danno alla materia bianca. secondo gli autori, "il danno della sostanza bianca potrebbe rivelarsi un elemento cruciale nella patogenesi della malattia di Alzheimer. E la correlazione tra i livelli di amiloide nel liquor e il carico lesionale sembra suggerire un legame diretto tra la patologia amiloidea e il danno della sostanza bianca cerebrale. Questa osservazione sottolinea l'importanza della sostanza bianca in una malattia da sempre ritenuta primariamente legata alla degenerazione dei neuroni nella sostanza grigia, e potrebbe aprire la strada all'identificazione di nuovi bersagli terapeutici".