Se non si tratta di un intervento davvero salva-vita, ciò che vale è il consenso – o il non consenso – a una terapia, espresso dal paziente a cui il medico non può opporsi nei fatti decidendo altrimenti.

Basandosi su questo principio il Tribunale di Termini Imerese, con sentenza del giudice monocratico Sabina Raimondo - il dispositivo della sentenza sarà depositata entro 60 giorni - ha condannato un medico dell'ospedale locale per violenza privata per aver eseguito tre trasfusioni di sangue nel giro di poche ore nonostante la volontà contraria chiaramente espressa dalla paziente, testimone di Geova, nel consenso informato. Altri tre medici, che avevano partecipato in vari momenti all'intervento, sono stati assolti. Il medico, primario di chirurgia dell’ospedale, è stato condannato a un mese di reclusione con i benefici della condizionale e della non menzione e dovrà pagare alla paziente una provvisionale di 10 mila euro e altri 5 mila euro per spese di giudizio. Il primario è stato assolto dall'accusa di aborto colposo: la trasfusione era stata decisa dopo che la paziente aveva perso il feto ma per cause naturali. Il medico aveva deciso per le trasfusioni nonostante il parere contrario della paziente, perché l’emoglobina della donna era a suo giudizio troppo bassa. Una perizia disposta dal Tribunale sugli esami clinici invece non ha ravvisato gli estremi del pericolo di vita per la donna e dunque la sua volontà andava rispettata.