Un servizio di riabilitazione e assistenza domiciliare privato è una delle offerte messe a punto dal Presidio “Ausiliatrice Don Gnocchi” di Torino. Una iniziativa che fa parte dei percorsi riabilitativi, definiti dalla Fondazione Don Gnocchi, rispondenti alle esigenze del paziente anziano fratturato di femore.

Due anziani su tre sono a rischio caduta, soprattutto nell’ambiente domestico, con un’alta probabilità che ad essere danneggiati siano gli arti, sia superiori che inferiori, in particolare il femore. Da anni, infatti, a livello nazionale non scendono sotto quota 70.000 gli anziani costretti al ricovero e intervento chirurgico per tale causa, con una media che ormai si attesta intorno agli 80.000 all’anno, di cui 45.000 sono donne con osteoporosi.

Dalla frattura al femore gli anziani possono guarire in tempi rapidi, a patto che si verifichino due condizioni: un tempestivo intervento chirurgico e il rapido ritorno alla vita normale. Questo secondo punto non è semplicemente funzionale al recupero fisico: c’è in ballo anche l’equilibrio psicologico dell’anziano, e di conseguenza la qualità della sua vita. Un infortunio di questo tipo, infatti, provoca anzitutto fragilità: l’anziano pensa di non poter essere più autonomo e autosufficiente, si lascia andare. Cruciale nel percorso del paziente anziano, dopo l’intervento chirurgico, diventa quindi il fattore tempo. Una pronta riabilitazione è la chiave per evitare serie conseguenze sul piano fisico e morale.

Il servizio offerto dal presidio torinese della Don Gnocchi prevede l’impiego di un qualificato team di medici, fisioterapisti e infermieri, e permette di accedere, a tariffe calmierate proprie di una Onlus, immediatamente al percorso di cure, scongiurando così i rischi che un ritardo nell’inizio della riabilitazione potrebbe comportare.

L’obiettivo è di permettere all’anziano di giovarsi, in tempi brevi, di un percorso riabilitativo di alta qualità - coordinato da un medico della Fondazione e con la possibilità di far intervenire un infermiere -  all’interno della propria casa. Il veloce reinserimento dell’anziano nell’ambiente che gli è familiare rappresenta infatti un elemento fondamentale per il suo recupero, non solo fisico ma anche e soprattutto in termini di serenità per lui e per la sua famiglia.