La persona malata cerca nella figura del medico non solo il professionista o lo specialista, ma qualcuno che si prenda cura di lui nel senso più pieno della relazione umana. La domanda di guarigione completa non può sempre trovare risposta, mentre la domanda di cura integrale sempre può, anzi deve, trovare accoglienza e risposta adeguata. L'intera società italiana è beneficiaria della vostra presenza sul territorio, professionisti per i quali la ricerca dei migliori standard di efficienza ed efficacia si coniuga con un'ispirazione imperniata alla cura totale della persona, ed inseriti in un Servizio Sanitario progettato per assicurare la realizzazione di tale presenza”. 
  
Si apre così il lungo pensiero che il Presidente della Commissione Episcopale Italiana (Cei), Cardinale Gualtiero Bassetti, ha voluto dedicare – “sapendo di essere insieme alla ricerca del bene della persona” - alla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, non potendo essere presente, il 15 novembre, alle celebrazioni per i 40 anni del Servizio Sanitario Nazionale, per la concomitanza dell’Assemblea Generale Straordinaria della stessa Cei.

Un discorso, quello di Bassetti, tutto incentrato su quei valori di universalismo, solidarietà e uguaglianza che costituiscono le fondamenta del Servizio sanitario nazionale, e che sono accomunati ai principi cristiani di solidarietà e fraternità e alle regole del Codice di Deontologia medica.

“Il sistema sanitario italiano nasce universalistico – si legge -. La Costituzione impegna la Repubblica italiana, all'articolo 32, alla tutela della salute “come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”. Assicura anche, proprio nell'ottica dell'interesse comune, “cure gratuite agli indigenti”. Questa visione è un frutto molto concreto dell'impronta cristiana delle origini della nostra società”.

“Il principio di solidarietà e la fraternità cristiana ‘verso tutti’ - continua la lettera - si traducono in un sistema di assistenza sanitaria per cui ogni persona che necessita di cura non può essere valutata sulla base della sua condizione sociale ed economica, razza, credo religioso, tipo di patologia o obiettivo di guaribilità, ma trova accoglienza da parte della Istituzione che la riconosce come degna di assistenza e di presa in carico. Questo traguardo positivo è irrinunciabile, è anche esemplare nei confronti di altri Paesi e rappresenta un alto livello di civiltà che assicura a tutti il giusto trattamento per il loro bisogno di salute”.

Il pensiero di Bassetti va poi alle disuguaglianze di salute che, ancora oggi, affliggono il nostro Paese.

“Questo interesse genera anche un dovere di solidarietà. Oggi - come rilevano le ricerche - l'Italia è un Paese che ha bisogno di solidarietà, dove le’peggiori condizioni strutturali’ del Mezzogiorno trovano riscontro anche nel campo dell'assistenza sanitaria – auspica Bassetti -. La solidarietà - tra tutte le Regioni - è la risposta non per tamponare situazioni occasionali, ma per costruire insieme il bene che interessa all'intera Nazione. In questo, gli Ordini dei Medici sono pionieri di frontiera verso le situazioni più complesse. E sono responsabili, tramite i loro associati, di una condotta che sia sempre improntata alla giustizia, al rispetto del dovere e dell'etica professionale, mai minimamente sospettabile di sprechi o peggio ancora di comportamenti illeciti”.

Un ruolo importante, quello riconosciuto agli Ordini e ai medici, che espone i professionisti anche al pericolo di aggressioni.

“Chi è al servizio del cittadino (l'operatore sanitario, come altre figure professionali), con un lungo percorso di formazione alle spalle, con una vita dedicata alle persone malate, con una particolare vocazione al cercare il bene di chi gli è affidato, non può in alcun caso diventare vittima di violenza – ammonisce il Presidente Cei -. L'aggressione è duplice: alla persona, che ne subisce il primo danno diretto, e ad un sistema sanitario che si sta prendendo cura di chi è nella necessità. Una violenza di questo genere non è mai ammissibile”.

La lettera prosegue valorizzando la Relazione di cura: “Il medico è sempre chiamato ad avere un rapporto speciale con il paziente. Assistiamo al fatto che da una parte si va sempre più verso una medicina ad altissima tecnologia con una parcellizzazione dei saperi, con il rischio di non incontrare più il paziente bensì di studiare il suo singolo organo; dall'altra la medicina è diventata una questione di macro-scelte economiche e di modelli epidemiologici standardizzati, e chi è responsabile dei bilanci è responsabile di tutte le persone affidate non solo alla sua contabilità, ma alla sua saggezza medica”.

E ancora: “Oggi occorre la ripresa di un contatto diretto e personale tra medico e paziente. Rimane fondamentale intendere la professione sanitaria come relazione di cura tra persone. Il medico deve sempre agire ‘in scienza e coscienza’ di fronte alle domande poste dalla sua professione: dalla tutela della vita nascente fin dal suo concepimento, all'invecchiamento della popolazione, alle nuove frontiere della medicina, a partire da quelle oncologica o genetica, dal prolungamento della vita biologica al sostegno della vita terminale”.

Per questo, “uno degli impegni per il futuro – oserei dire professionali e garantiti dallo Stato – è quello di avere tempo da dedicare al malato”.

La lettera, che alleghiamo integralmente, si conclude con la riaffermazione della centralità del ruolo del medico nel Sistema sanitario: “Sentendovi attori protagonisti e partecipi di un Servizio Sanitario nazionale che ha nella cura della persona, di ogni persona, il suo inderogabile obiettivo auguro ogni bene a Lei, signor Presidente, ai suoi colleghi, ai vostri familiari”.