“Attualità di un impegno nuovo” è il tema di riflessione proposto per il Convegno Internazionale organizzato a Caltagirone, dal 14 al 16 giugno prossimo, per celebrare  il centenario  dell’ “Appello ai Liberi e Forti” di don Luigi Sturzo. Anche l’ARIS è stata invitata a partecipare a questo progetto. In particolare le è stato affidato l’incarico di ripensare alla tesi sostenuta nel punto  7  dedicato al tema “Salute e solidarietà”.

  L'appello rappresenta una pietra miliare della storia del Cristianesimo democratico italiano. Fu redatto il 18 gennaio del 1919 periodo durante il quale, a seguito del non expedit, ai cattolici italiani era vietata qualsiasi forma di partecipazione alla vita pubblica del neonato Regno: "né eletti, né elettori".  Scritto sotto l'ispirazione di don Luigi Sturzo, contiene i caratteri fondamentali di quello che sarà poi definito popolarismo, una sorta di trasposizione in politica dei caratteri sociali ed etici della dottrina sociale della Chiesa cattolica, assorbendo anche alcuni principi propri del conservatorismo, del liberalismo, e addirittura del socialismo. L'appello chiamava a raccolta tutti i "liberi e forti", senza distinzione di confessione o credenza (come accadde quindi con il Centro Cattolico in Germania), disegnando i caratteri di un partito centrista e moderato, pronto ad alleanze con i liberali. L'appello accettava ed esaltava il ruolo della Società delle Nazioni, difendeva "le libertà religiose contro ogni attentato di setta", il ruolo della famiglia, la libertà d'insegnamento, il ruolo dei sindacati. Si poneva particolare attenzione a riforme democratiche come l'ampliamento del suffragio elettorale, compreso il voto alle donne, si esaltava il ruolo del decentramento amministrativo e della piccola proprietà rurale contro il latifondismo. Bisogna rammentare che molte di queste posizioni non erano del tutto accettate dalla società di inizio '900. Il ruolo delle donne nella società, come quello dei sindacati o dei comuni non era patrimonio comune della nazione. Soprattutto da parte della gerarchia il ruolo dei sindacati, nonostante l'enciclica Rerum novarum di papa Leone XIII, continuava ad essere poco gradito.  Il convegno di Caltagirone intende riproporre una rilettura degli originari 12 punti dell’appello alla luce dei tempi attuali e studiarne una riformulazione più attenta alla realtà odierna al fine di ristabilire un dialogo culturale e sociale con l’intera comunità , a partire e non a prescindere dalla vita della gente, sempre più irretita da scandali, inadempienze e inadeguatezze della leadership sociali e politiche.