Posizione di spicco per la Fondazione Don Gnocchi nei trattamenti riabilitativi domiciliari sul territorio piemontese, dove è presente sin dal 1985. Il Centro “S. Maria ai Colli – Presidio sanitario Ausiliatrice” Don Gnocchi di Torino opera infatti ai sensi di legge, seguendo le indicazioni e le linee guida regionali. Dal 1998 tale percorso è stato integrato attraverso protocolli di intesa con le ASL, e i criteri di accesso al servizio sono rappresentati dall’impossibilità del paziente alla deambulazione o al trasferimento con mezzi ordinari.

«I pazienti - sottolinea Stefano Gargano, responsabile del Servizio di riabilitazione del Presidio piemontese della Don Gnocchi - possono essere segnalati alla segreteria domiciliare ex-novo dal servizio di recupero e rieducazione funzionale territoriale e dalle strutture ospedaliere e riabilitative, o previa richiesta degli operatori della Fondazione per quanto riguarda i pazienti già in carico. Dopo la definizione del piano riabilitativo individuale, il processo prevede un invio all’ASL territoriale, che una volta rilasciata l’autorizzazione permette la presa in carico definitiva. L’attività si articola sia su minori che adulti, con interventi di fisioterapia, logopedia e neuropsicomotricità».

Il trattamento riabilitativo domiciliare rappresenta il setting di prima scelta per i pazienti in dimissione da reparti ospedalieri o per degenze riabilitative che abbiano caratteristiche specifiche. Queste ultime sono la sintesi di problematiche cliniche, assistenziali e logistiche che condizionano sia gli obiettivi, sia le modalità di svolgimento del programma riabilitativo. In generale, possono esserci criticità cliniche (quando il quadro clinico non permette la presa incarico in ambiente ambulatoriale), criticità assistenziali (se il livello di autonomia del paziente non garantisce l’applicazione delle risorse ambulatoriali) o criticità logistiche (se il contesto familiare e gestionale del paziente non permette di usufruire del setting ambulatoriale).

Nel 2018 al Centro Don Gnocchi di Torino sono stati erogati 25.767 prestazioni domiciliari, complessivamente a 949 pazienti dei territori di quattro ASL (ASL città di Torino, TO 3, TO 4 e TO 5).

La definizione del progetto riabilitativo deve essere ispirata negli obiettivi dalle valutazioni cliniche del personale sanitario e nelle modalità di svolgimento del programma dalle risorse del paziente. La scelta del setting ambulatoriale o domiciliare risponde, quindi, ad una valutazione multidimensionale: in questo senso, i due differenti setting non vanno intesi come necessariamente alternativi, ma spesso sono integrati.

Il paziente con un setting di cure riabilitative domiciliari può infatti non avere alternative a causa di un quadro clinico in evoluzione, che però potrà sottendere una presa in carico ambulatoriale appena maturate nuove risorse riabilitative e ridotte quelle assistenziali.

«Un esempio – conclude Gargano - è una frattura complessa del bacino: in una prima fase, l’allettamento obbligato non permette altro setting che il domiciliare, nel contesto del quale si imposta un progetto riabilitativo di mantenimento dell’articolarità residua e di prevenzione di danni secondari e terziari; alla concessione però della mobilizzazione in ortostatismo e del carico, si rivaluterà clinicamente e si rimoduleranno il programma e gli obiettivi che potranno avvalersi del setting riabilitativo per intensificare l’intervento».