“Sono impressionato da ciò che è stato costruito negli anni dal fondatore di questa struttura, da ciò che ha realizzato in questo territorio e dalla qualità che trovo nella cura e nella ricerca, è uno dei gioielli incastonato in Italia di sanità cattolica”, così don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio per la Pastorale della salute della Cei, al termine della sua recente visita all’IRCCS Oasi Maria SS di Troina.

Due intense giornate durante le quali il sacerdote ha visitato i vari reparti della struttura, ha incontrato gli operatori, i pazienti, le famiglie, i medici, i dirigenti e le volontarie dell’Istituto.

“L’Oasi deve entrare adesso in un sistema di rete di altre strutture cattoliche – ha dichiarato don Angelelli -  in cui, nel rispetto della propria origine carismatica, tutti possano difendersi e difendere il patrimonio carismatico e di cura che è stato costruito in tutti questi anni”.

“Le strutture sanitarie cattoliche – ha continuato - godono di un ottimo stato di salute, grazie alla loro storia, alla qualità delle loro prestazioni e alla capacità di offrire un servizio di alta qualità rispetto ai territori dove sono insediati. La difficoltà è che a volte hanno una lunga radice carismatica e hanno bisogno di aggregarsi, di conoscersi, di collaborare e per questo dall’undici di giugno scorso abbiamo avviato dei gruppi di lavoro per rileggere l’identità stessa della sanità cattolica. Il modello aziendalistico ci insegna alcuni tipi di gestione e la sua qualità, così come la sostenibilità economica, sono un obiettivo anche per le strutture cattoliche, ma non deve essere l’obiettivo principale”.

“Devono essere un mezzo - ha concluso Don Massimo Angelelli - per raggiungere la cura di più persone nel miglior modo possibile. Abbiamo aperto un cantiere sinodale, dieci mesi di lavoro insieme a tutte le strutture cattoliche, e, nel rispetto della storia e delle identità dei singoli istituti, scriveremo il futuro dei prossimi dieci anni”.