Continuano le indagini demoscopiche sulla sanità a livello internazionale e il nostro Paese scala sempre le graduatorie finali , collocandosi sempre sui gradini più alti del podio. La conferma, l’ultima in ordine di tempo, viene dai risultati dell’indagine realizzata recentemente dalla Deloitte e presentata in questi giorni a Roma. Il dato più evidente è che a far salire i valori del nostro SSN  sono due ambiti particolari: i servizi di prossimità (il 118 per esempio) e la sanità privata alla quale viene assegnato uno “score” pari al 7,3, a fronte del 6,3 assegnato alla sanità pubblica.

Naturalmente non sono tutte rose e fiori : se infatti il livello del giudizio complessivo resta uno dei migliori a livello globale, permangono delle vere e proprie criticità  già evidenziate in altri report. La più grave è quella della rinuncia alle cure da parte di cittadini che non se le possono permettere, la piaga delle liste d’attesa e le difficoltà che incontra il processo di digitalizzazione. Aree di criticità che fanno temere per la tenuta del principio dell’universalità del SSN e, su un altro fronte, per la crescita della migrazione sanitaria, ovvero la necessità di rivolgersi ad altre regioni per ricevere in tempi più brevi assistenza e cura. A meno che non si abbia la possibilità per metter mano alle proprie tasche: allora sì che tutta l’eccellenza e le potenzialità della nostra sanità emerge e ci da lustro. Ma questa è un’altra storia, certamente una brutta storia.