Un pomeriggio di intrattenimento per i bambini della parrocchia San Luca è quello organizzato in occasione del Carnevale dalle ospiti della comunità terapeutica “La Ginestra” di Casa Rosetta.

Sono state messe in scena alcune delle maschere italiane più famose della lunga tradizione teatrale e letteraria della commedia dell’arte. L’incontro ha avuto l’intento di spiegare ai bambini - intervenuti insieme ai loro familiari - le origini del carnevale, significato e la storia delle maschere. Quella che per gli spettatori è stata un’occasione divertimento, per le protagoniste un momento di integrazione del trattamento perché – come ha spiegato Emanuela Cutaia, direttrice de “La Ginestra” - “il teatro è anche terapeutico perché porta la persona a lavorare su di sé, stimolando la spontaneità e la creatività individuali e consentendo di sperimentare parti di sé o ruoli nascosti, lontani o fantastici attraverso lo spazio scenico”.

 “La maschera – ha continuato - vuol essere un metodo di espressione personale che va dalla semplice presentazione di un costume accurato e ben fatto, alla creazione di interi mondi e nuovi personaggi. E la maschera, una volta indossata, sia essa fisica o immaginaria, diventa un metodo per comunicare (e non nascondere) la propria condizione, nel tentativo di far comprendere qualcosa di sé stessi al prossimo o di instaurare un dialogo che risulti alla pari”.