“Se prima di parlare certi personaggi pubblici cercassero di capire quale sia la realtà su cui vanno a pontificare, certamente eviterebbero di fare figuracce arrivando  in ritardo in prima linea, e non darebbero l’impressione di non conoscere a fondo la materia di cui vanno parlando”.  Non fa nomi la nota dell’ARIS, ma evidentemente  il Presidente Virginio Bebber, risponde a chi auspicava l’intervento delle strutture sanitarie private  al fianco del servizio sanitario pubblico nell’affrontare l’emergenza coronavirus.  “Non intendiamo sollevare polemica alcuna – precisa Bebber – ma solo assicurare che il nostro impegno è costante accanto al SSN con tutte le nostre forze”. E fa piacere essere riusciti a siglare un Patto d’intesa con la Regione Lombardia per affrontare insieme l’emergenza.  Del resto “in Lombardia – fa notare il Presidente dell’Associazione delle Istituzioni Socio-Sanitarie gestite da enti religiosi -   contiamo 59 strutture  assistite da circa sedicimila operatori, per complessivi 8.800  posti letto.  Di queste strutture 12 sono Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, 2 sono ospedali classificati e 12 sono Case di cura  tutte convenzionate e non profit, parte integrante del sistema sanitario nazionale e dunque ne seguono obiettivi e doveri. Queste Istituzioni sono  a disposizione del pubblico sin dai primissimi momenti della comparsa del virus  e non hanno certo atteso il sollecito di alcuno per porsi al più completo servizio della comunità”.  Lo stesso dicasi per la regione Veneto dove  “I due  IRCCS e i cinque ospedali gestiti dai religiosi presenti sul territorio   hanno da subito operato in simbiosi con il servizio pubblico, del quale anch’essi fanno, per legge, parte integrante”.

Anche tutte le altre  strutture ARIS  disseminate sull’intero territorio nazionale, e accreditate con il Sistema Sanitario   “sono in prima linea per fronteggiare l’emergenza sin da subito”.  Persino le  “Case di Cura che fanno parte della nostra Associazione – ha continuato Bebber – hanno messo in atto tutte le procedure richieste dal Ministero e dal Governo attraverso specifici protocolli. Molte di esse hanno reso disponibili posti letto appositamente dedicati ai pazienti affetti da Covid-19, attrezzando intere aree e mettendo a disposizione la loro alta qualificazione alle richieste che via via pervengono”.

“Naturalmente questo a richiesto un ridimensionamento delle attività cliniche e chirurgiche ritenute procrastinabili – ha specificato il Presidente dell’Aris – e la revisione della programmazione dei pre-ricoveri, garantendo comunque l’attività ambulatoriale, le urgenze e le  emergenze”.

 Inoltre – ha sottolineato - per contribuire a fare chiarezza e non suscitare facili allarmismi, ogni struttura ha diffuso informative a riguardo, sia nei propri edifici che sui siti di riferimento”.

“Siamo tutti impegnati al massimo per fornire il nostro contributo che riteniamo necessario, data la nostra presenza rilevante per numero (253 istituzioni), prestazioni erogate e personale addetto, per una efficace e corretta gestione dell’emergenza – ha concluso P.Bebber – e mi sento in dovere di ribadire che tutto questo non sarebbe possibile senza l’impegno straordinario, puntuale e incondizionato dei nostri operatori sanitari”.

“Forse – conclude la nota dell’ARIS – in un momento come questo sarebbe meglio evitare personalismi e strumentalizzazioni per rendere più compatto ed efficace l’intervento a salvaguardia dei nostri connazionali. Noi ci siamo”.