L’Irccs Oasi Maria SS. ha messo in campo una task-force di professionisti specializzati che afferisce alle proprie Unità Operative di Psicologia del Dipartimento per il Ritardo Mentale/Disabilità Intellettiva, e del Dipartimento di Involuzione Cerebrale Senile, per aiutare e sostenere le persone con disabilità, le loro famiglie e gli operatori coinvolti in questa difficile avversità sanitaria da Covid-19. Mai come adesso, in un contesto di isolamento forzato, le dinamiche, i rapporti sociali e familiari, la gestione delle persone più fragili, hanno registrato una quantità elevata di criticità e in molti casi le difficoltà si sono ulteriormente acuite soprattutto in presenza di disabilità.

Le famiglie che hanno al loro interno una persona con disturbi del neurosviluppo (disabilità intellettiva, autismo, iperattività ecc) e tutte le persone con demenza, hanno vissuto momenti di crisi, di abbandono e solitudine, considerata l’impossibilità, a causa dell’emergenza sanitaria, di rivolgersi a servizi e strutture riabilitative che hanno a sua volta dovuto fortemente ridimensionare se non sospendere i propri servizi. L’Irccs Oasi di Troina per far fronte ai problemi determinati dall’epidemia ha avviato, e continua tutt’oggi ad intensificare, un servizio di telesupporto psicologico e teleriabilitazione.

L’iniziativa, che si svolge da remoto, con linee di telefono dedicate, videochiamate, esercizi per la riabilitazione online e altri strumenti tecnologici per la comunicazione a distanza, è rivolto a tutte le famiglie con figli che presentano disturbi del neurosviluppo e/o disabilità intellettiva, alle persone con demenza e ai loro familiari, già seguiti dall’Istituto nel corso di questi anni e agli operatori.  “Questa iniziativa – affermano gli specialisti della struttura siciliana – va incontro ai bisogni delle persone che si trovano in condizioni di fragilità. Di fatto stiamo riscontrando un grande consenso da parte delle famiglie e buoni risultati sul piano del contenimento delle reazioni emotive e importanti miglioramenti sul piano riabilitativo”.

“Inizialmente – continuano - l’intervento degli operatori si è concentrato sulle reazioni allo stress e le paure del contagio, poi progressivamente le attività sono state sempre più strutturate consolidando le attività di training di trattamento psicosociale, educativo e neuropsicologico”.

“È partita anche una fase di diagnosi a distanza - concludono - che progressivamente sarà incrementata perché, di fatto, durante la fase di restrizione sociale, le persone con disabilità intellettiva e coloro che soffrono di decadimento cognitivo o demenza, sono vulnerabili all’ansia, alla depressione, allo stress, si agitano facilmente, diventano diffidenti e talora aggressivi”.