L’Aris Calabria, Associazione Religiosa Istituti Socio-sanitari, che rappresenta diversi servizi di assistenza in ambito sanitario, ha più volte sottolineato come lo strumento del Commissariamento sia assolutamente inadeguato per risolvere i problemi della sanità, in particolare in una realtà complessa come la Calabria.

Questi ultimi 12 anni di piano di rientro, purtroppo, confermano questa nostra convinzione.

Sebbene siano stati posti in essere anche importanti interventi sotto il profilo economico, non solo il bilancio delle singole aziende sanitarie e della regione non è andato neanche vicino al pareggio prefissatosi all’inizio del commissariamento, ma non si sono neanche raggiunti gli obiettivi relativi ai cosiddetti Livelli Essenziali di Assistenza, riducendo ulteriormente le possibilità di cura per tutti i cittadini calabresi.

La gravità della situazione è stata chiaramente amplificata dall’emergenza sanitaria in atto, ma non nasce certamente con la pandemia da Covid-19, le gravissime carenze del sistema sanitario hanno origini ben più profonde e lontane nel tempo.

Riteniamo, inoltre, che non possa trattarsi solo di incapacità di chi, in questi anni, si è avvicendato nel ruolo di commissario.

Il decreto governativo che istituisce il piano di rientro, così come le successive proroghe, non tiene conto della complessità della “questione sanità” in Calabria, perché punta l’attenzione sul deficit economico e lascia invece sullo sfondo altri fattori che relegano oggi il sistema sanitario calabrese tra gli ultimi in Europa.

Per fare fronte allo squilibrio di bilancio, negli anni si è risposto operando tagli lineari che non solo non hanno risolto il problema della riduzione del passivo, ma hanno anche messo in discussione quei pochi settori che hanno dimostrato di funzionare e di raggiungere gli obiettivi di salute per i cittadini.

Tra questi chi ha pagato il prezzo maggiore sono stati i servizi territoriali, nonostante la loro spesa sia irrilevante sull’intero bilancio sanitario regionale, infatti corrisponde al 4%. Ad essere fortemente penalizzati sono stati anche i cittadini più fragili e deboli, malati psichiatrici, anziani nelle RSA, persone con disabilità, tossicodipendenti, che hanno visto ulteriormente crescere il divario di cittadinanza con il mondo dei cosiddetti inclusi.

Si prende atto della miopia degli interventi sul piano di rientro anche dai tagli alla rete territoriale, che hanno paradossalmente implementato la spesa sanitaria, colpendo quella che invece rappresenta un importante fattore di prevenzione rispetto al ricorso ai ricoveri ospedalieri e presso le strutture di lungodegenza.

Ecco quindi cosa hanno prodotto tutti questi anni di commissariamento: una sanità sempre più frammentata, in grande difficoltà e lontana dai bisogni reali del cittadino e del territorio; una sanità ripiegata su sé stessa, incapace di dialogo, con l’assenza totale di quella integrazione socio-sanitaria che in un territorio povero come quello calabrese sarebbe invece assolutamente necessaria.

Siamo quindi fermamente convinti che non possa essere la nomina di un Commissario, per quanto autorevole o competente, a risolvere i problemi enormi della sanità calabrese.

Occorrono scelte politiche forti, che siano capaci di andare contro gli interessi dei potenti, investendo sulle attività territoriali e di prossimità, lasciando la rete ospedaliera ed i ricoveri quale ultima ratio.

E’ chiaro tuttavia che la politica, per pretendere di riavere il proprio ruolo, dovrà dimostrare di essere finalmente capace di andare oltre gli interessi particolari e le clientele.

Sappiamo bene che una sanità che rappresenta oltre il 70% dell’intero bilancio regionale, scateni appetiti di tutti i generi, non solo politici, ma anche criminali e mafiosi, ma siamo altrettanto convinti che oggi sia necessario dare risposte efficaci, consentendo ai calabresi di vedere tutelati e garantiti i propri diritti.

Ben vengano quindi le professionalità e le competenze, ma che siano guidate da una “riflessione politica” adeguata, che porti con sé una visione di futuro che non sia soggetta esclusivamente a fattori economici, ma che sia capace di rispondere realmente ai bisogni dei cittadini, a partire dai più poveri e fragili.

Prendiamo quindi atto dell’ultimo Decreto Ministeriale, che prevede la nomina di una sorta di super-commissario con pieni poteri, ed auspichiamo che sia l’ultimo passaggio di un’amministrazione straordinaria, che le persone che verranno individuate siano all’altezza del compito e abbiano cura di mantenere un confronto ed un dialogo costante con la politica regionale e con i diversi attori sociali.