Don Vincenzo Barbante confermato presidente della Fondazione Don Gnocchi

Don Vincenzo Barbante è stato riconfermato alla presidenza della “Don Gnocchi” per il prossimo triennio. Designati anche i membri del nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione. Don Barbante sarà affiancato in qualità di vicepresidente da Rocco Mangia e dai consiglieri Giovanna Brebbia, Mariella Enoc, Andrea Manto, Luigi Macchi e Marina Tavassi.

Il nuovo Collegio dei Revisori è invece composto da Adriano Propersi (presidente), Silvia Decarli e Claudio Enrico Maria Polli.

Don Barbante, ha dato il benvenuto, a nome della Fondazione, ai nuovi membri degli organi statutari, augurando loro un sereno e proficuo lavoro, e ha espresso riconoscenza e gratitudine ai consiglieri e ai revisori uscenti.

A Don Vincenzo Barbante giungano le felicitazioni dell’intera famiglia dell’Aris.

 

Golden Synapse Award allo studio "Don Gnocchi" su riabilitazione robotica

“Golden Synapse Award” per il miglior articolo pubblicato nel 2020 dalla rivista Journal of Neurologic Phisical Therapy assegnato ad una ricercatrice della Fondazione Don Gnocchi.

Il premio è stato conferito dall’Academy of Neurologic Phisical Therapy ad Irene Aprile, neurologa e ricercatrice dell’IRCCS Fondazione Don Gnocchi, insieme al gruppo di riabilitazione robotica da lei coordinato per l’articolo “Upper limb robotic rehabilitation after stroke: a multicenter randomized clinical trial”. L’elaborato raccoglie i risultati di un lungo e complesso lavoro sull’utilizzo delle tecnologie robotiche nei percorsi riabilitativi in Fondazione, in particolare nel recupero dell’arto superiore in pazienti post ictus. La ricerca ha coinvolto 9 Centri “Don Gnocchi” in Italia ed oltre 250 pazienti, con l’obiettivo di misurare l’efficacia di trattamenti condotti con le nuove tecnologie rispetto ai trattamenti tradizionali.

Punto di partenza è che dopo un ictus solo il 12% dei pazienti raggiunge un recupero funzionale completo dell’arto superiore, mentre nel 30-60% dei casi i deficit persistono. I ricercatori “Don Gnocchi” hanno valutato l’efficacia del trattamento robotico sull’arto superiore condotto utilizzando 4 dispositivi di ultima generazione, con un’azione specifica in particolare sui movimenti di mano, polso, gomito e spalla.

I pazienti sono stati valutati prima e dopo il trattamento e le misurazioni sono state condotte sulla base della scala Fugl-Meyer Assessment (FMA), un indice che valuta il grado di disabilità delle persone colpite da ictus, oltre ad altre scale per valutare la funzione motoria, le attività e la partecipazione.

I risultati illustrati nell’articolo premiato hanno dimostrato la piena efficacia della riabilitazione con tecnologie robotiche nel recupero dell'arto superiore. Non solo, per alcuni aspetti - come ad esempio i movimenti di presa della mano, di flessione dell'avambraccio sul braccio e di abduzione della spalla - la riabilitazione tecnologica si dimostra più efficace della riabilitazione convenzionale, permettendo al paziente di raggiungere prima nel tempo importanti obiettivi di recupero motorio. Alcuni pazienti che hanno continuato a fare riabilitazione robotica e che sono stati monitorati per mesi hanno recuperato in modo importante e significativo anche a distanza di un anno dall'ictus.

 

All’IRCCS Don Gnocchi di Firenze arriva Gloreha workstation

 La palestra di riabilitazione tecnologica dell’arto superiore dell’IRCCS “Don Gnocchi” di Firenze si è arricchita di Gloreha workstation, un nuovo dispositivo robotico, frutto della ricerca italiana e primo esemplare installato e operativo in Toscana.

«I fisioterapisti già esperti in riabilitazione robotica hanno seguito una formazione specifica – ha spiegato Francesca Cecchi, responsabile del Laboratorio di ricerca in Riabilitazione neuromotoria (LABRIAN) del Centro “Don Gnocchi” e professore associato di Medicina Fisica e Riabilitativa all’Università di Firenze – Gloreha Workstation integra e completa la dotazione di dispositivi già presenti al Centro: questo robot assiste il movimento delle singole dita, mentre il paziente può osservare una simulazione 3D del movimento sullo schermo. Consente inoltre al paziente di svolgere esercizi funzionali e interagire con oggetti reali».

Il dispositivo fa eseguire al paziente movimenti che fanno parte della normale vita quotidiana, come afferrare, sollevare e spostare gli oggetti. Facile da utilizzare e per nulla invasivo, è indossato dal paziente come un guanto confortevole e leggero, collegato all’unità motori, in grado di generare la flesso-estensione delle dita della mano anche su pazienti privi di movimenti attivi volontari. Due supporti dinamici consentono inoltre al braccio di fluttuare nello spazio, come fosse in assenza di gravità.

Il tutto è arricchito da effetti video e animazioni 3D per rendere più coinvolgente l’adesione del paziente al programma, fornendo così effetti benefici sulla plasticità neuronale e sfidandolo a seguire attivamente gli esercizi.

Il robot è in grado anche di far eseguire al paziente programmi di lavoro intensivi, ripetibili e progressivi, amplificando gli effetti della riabilitazione tradizionale.

Questo non significa che il fisioterapista diventa superfluo, al contrario, il ruolo dell’operatore è essenziale ed estremamente delicato, perché è lui che imposta i programmi della macchina sulla base delle caratteristiche del paziente, del suo progetto riabilitativo, modificando e adattando l’assetto sulla base dei risultati raggiunti e del suo livello di adesione e partecipazione.

«Il dispositivo sarà utilizzato su pazienti con esiti da ictus, traumi cranici e altre patologie neurologiche – ha aggiunto l’esperta – ma contiamo di utilizzarlo anche su pazienti ortopedici, che possono trarre beneficio sia sul recupero motorio che sul dolore».

Gloreha è già stato utilizzato al Centro “Spalenza-Don Gnocchi” di Rovato (Brescia) per uno studio che ha coinvolto una cinquantina di pazienti dai 50 ai 90 anni con osteoartrosi della mano per valutare l’efficacia dei trattamenti robotici, rispetto alla mobilizzazione manuale, nell’attenuazione della sensibilità al dolore.

«Anche a Firenze – cha concluso Francesca Cecchi – contiamo di utilizzare il dispositivo ai fini della ricerca, per cui stiamo già collaborando con altri gruppi di esperti alla stesura di un progetto