Si chiama iCub, è un robot umanoide dotato di intelligenza artificiale realizzato dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (IIT), e per la prima volta al mondo è entrato a far parte di una sperimentazione nell’ambito dei disturbi dello spettro autistico in un contesto clinico e riabilitativo.

Nei prossimi mesi, infatti, un’equipe del Centro Boggiano Pico, polo specializzato nel trattamento dei disturbi del neurosviluppo dell’Opera Don Orione Genova, lavorerà insieme al team Social Cognition in Human-robot Interaction di IIT, guidato dalla ricercatrice Agnieszka Wykowska, per testare l’efficacia dell’utilizzo del robot nel trattamento di bambini affetti da autismo.

In genere, le persone con autismo hanno difficoltà a cogliere la prospettiva spaziale di chi si trova di fronte a loro, e proprio questo tipo di abilità è alla base di numerose competenze sociali. La sperimentazione in corso all’Opera Don Orione di Genova prevede l’interazione tra il robot e un gruppo di bambini già inseriti nel percorso terapeutico del Centro Boggiano Pico, e ha lo scopo di sviluppare le loro capacità di comprendere il punto di vista altrui. Il programma di trattamento rappresenta il primo passo di un percorso riabilitativo di complessità crescente che potrebbe fornire ai giovani pazienti un aiuto per acquisire gli elementi di base per l’interazione sociale, migliorando sensibilmente la qualità della loro vita.

“L’idea di impiegare un robot nell’approccio terapeutico all’autismo – spiegano i ricercatori impegnati nel progetto - nasce dalla volontà di mettere la tecnologia più avanzata al servizio della società direttamente in un ambiente di cura. L’obiettivo è quello di verificare l’efficacia di nuovi protocolli di trattamento, integrando i modelli di riabilitazione raccomandati attualmente per il disturbo dello spettro autistico con interventi più specifici per le abilità sociali”.

Al Centro vengono seguiti circa 200 bambini e adolescenti con disturbo del neurosviluppo che necessitano di interventi riabilitativi a livello logopedico, neuropsicomotorio, neuropsicologico, psicoeducativo e fisioterapico. Di questi, circa 80 presentano un disturbo dello spettro autistico. La sperimentazione prevede il coinvolgimento di bambini nella fascia della prima infanzia già in trattamento, e si integra con i metodi e le strategie riabilitative in corso secondo le linee guida nazionali. Si tratta di bambini nei quali il disturbo si può manifestare insieme ad altri tipi di problematiche del neurosviluppo, rendendo il quadro clinico di maggiore complessità e con necessità quindi di un approccio più intensivo dal punto di vista terapeutico.

Durante la seduta iCub, che affianca il terapeuta e interagisce in base alle competenze specifiche di ogni bambino, manipola un cubo in gommapiuma e osserva una delle sue facce. Successivamente, attraverso un vassoio, lo scambia con il bambino. Il piccolo paziente viene quindi invitato ad individuare il colore o l’immagine sulla faccia del cubo osservata dal robot, allenando così la competenza a immedesimarsi nel punto di vista spaziale dell’altro.

L’interazione con iCub, già di per sé un’esperienza stimolante e rinforzante per i bambini, si integra con altri interventi sulla motricità, le competenze socio-relazionali e quelle comunicative nell’ambito di un percorso terapeutico e riabilitativo individualizzato. Ogni bambino effettuerà il training per circa due mesi, successivamente verranno analizzati i risultati ottenuti – l’impatto sulla vita dei bambini e delle loro famiglie.

“Il ruolo del robot è fondamentale in questo tipo di trattamento – sottolineano i ricercatori - interagire con un essere umano in questo caso fornirebbe una quantità di stimoli troppo elevata e difficile da interpretare per individui con condizioni dello spettro autistico. Un robot ripete la stessa azione, nello stesso identico modo, un numero infinito di volte, cosa che risulterebbe impossibile per un essere umano”.

Per facilitare l’interazione tra i bambini e il robot, l’equipe del Centro Boggiano Pico ha lanciato un concorso tra i piccoli pazienti per battezzare l’esemplare di iCub utilizzato nel training, per ora soprannominato Dottor Robot. Nel corso del training verrà decretato il vincitore.

La fase iniziale della sperimentazione si rivolge a circa 50 bambini e si concluderà a giugno del 2021. L’obiettivo, nei prossimi anni, è sviluppare ulteriori e diversi percorsi che possano aiutare bambini con spettro autistico a implementare e accrescere specifiche competenze.