Chiude, dopo 138 giorni di attività, l’hotel dei ‘positivi’, il Pineta Palace Hotel del quartiere Aurelio. In questi mesi, le sue stanze sono state occupate dai ‘turisti’ (loro malgrado) del Covid, 600 in totale. In primavera questo ruolo era toccato ad un altro hotel, a due passi dal Columbus Covid 2 Hospital - Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. Un soggiorno, quello degli ospiti dell’hotel, inviati dalla Centrale operativa della Asl RM1 o dalla Centrale di Continuità Assistenziale del Gemelli, reso necessario da un tampone positivo e dall’impossibilità di isolarsi a casa, ma anche per consolidare la convalescenza, dopo il ricovero ospedaliero.

“Il progetto pilota del Covid hotel, nato in via sperimentale, si è rivelato davvero vincente, tanto da essere stato implementato in tutta la Regione e in tutta Italia – commenta il professor Marco Elefanti, Direttore Generale Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS -.  Da situazione organizzativa di emergenza, il Covid Hotel si è in seguito accreditato ed è destinato a permanere come modello assistenziale anche in epoca post-Covid. Come Fondazione Policlinico Gemelli siamo fieri di aver contribuito a questa innovazione organizzativa che garantisce un’adeguata assistenza e un attento monitoraggio ai pazienti, consentendo al contempo di mantenere un elevato turnover nei reparti ospedalieri per acuti. Un ringraziamento particolare va a tutto lo staff del Covid Hotel che ha svolto in questi mesi un lavoro eccellente”.

Gestire 600 pazienti è stato enorme lavoro corale al quale tutti in Fondazione Policlinico Gemelli hanno dato un contributo.

La giornata, per i ‘positivi’ confinati in una stanza d’hotel, è scandita dalle telefonate da parte degli infermieri (tecno-nursing) e dal passaggio del personale infermieristico e degli OS (quelli di ‘Gemelli a Casa’), sempre pronti a intervenire in presenza per monitorare parametri vitali o somministrare farmaci. L’altro momento ‘in presenza’ è la consegna dei pasti, sempre rispettosi delle necessità mediche (celiachia, diabete, ecc) o religiose degli assistiti.

E accanto ai drammi e ai momenti di tristezza, non sono mancati sprazzi di felicità e di leggerezza, accolti da tutti come un raggio di sole primaverile. In un contesto così complesso e fragile, anche l’amicizia sbocciata tra due bambini, da un lato all’altro del vetro divisorio di un balcone, riempie il cuore di gioia. E il compleanno di un bambino di 10 anni diventa l’evento della giornata, quando ad annunciarlo è una cascata di palloncini blu e celesti fatti arrivati in stanza dalla mamma della porta accanto. Sono amicizie solide, eterne, senza età quelle che nascono in una stanza di ospedale o tra due stanze di hotel contigue. 

E mentre oggi si procede alla sanificazione degli ambienti del Pineta Palace e a cancellare i segni della sua anima di Covid hotel di questi mesi, come le segnaletiche dei percorsi tracciate a terra con i nastri adesivi (rosso il percorso dei positivi, giallo quello dei percorsi Covid free), agli amministrativi sanitari, ai medici, agli infermieri di ‘Gemelli a casa’ resta un’eredità esperenziale unica, una vertigine di sentimenti e la  stanchezza indescrivibile di tanti mesi senza domeniche, né festività. E su tutto, il ricordo di quelle 600 persone, ognuna con la sua storia, coperta di attenzioni, presa per mano, guidata nei meandri del dolore fino a ritrovare un equilibrio e la pace d’animo. Lo testimoniano le tante lettere di ringraziamento pervenute allo staff del Pineta Palace Covid hotel.