Don Carmine Arice, responsabile dell'Ufficio Pastorale Sanitaria della CEI, durante i lavori dell’Assemblea generale di martedì scorso, 15 dicembre, riferendosi al messaggio indirizzato all’ARIS dal Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana e sottolineando alcune parti del discorso pronunciato da Papa Francesco al Convegno ecclesiale di Firenze, ha sintetizzato gli orientamenti che scaturiscono dai due alti interventi, dei quali fare tesoro per il cammino futuro.

Innanzitutto ha fatto notare come la presenza della Chiesa nel mondo sanitario sia radicata ab origine, per opera proprio dei santi fondatori delle Congregazioni che oggi ne interpretano il carisma. Ma il momento storico che stiamo vivendo, ha notato, richiede un rinnovato impegno nel riaffermare l’identità cristiana e l’appartenenza, di quanti hanno ereditato il mandato originario, all’unica Chiesa di Cristo. Ciò naturalmente richiede un costante adeguamento alla realtà in cui siamo chiamati a testimoniare e comporta  innanzitutto la necessità di riscoprirci un corpo unico.

Corpo unico significa vivere insieme, come una cosa sola in un’unica casa, seppure ognuno con le proprie caratteristiche e le proprie necessità. Una casa le cui pareti siano trasparenti come il cristallo, perché ognuno possa guardarci dentro. Vivere insieme significa, ancora, condividere successi, scoperte senza egoismi e senza individualismi; significa sostenersi a vicenda, aiutarsi per non permettere  che  altri colgano l’occasione per sopprimerci.

Messaggio del Vescovo e discorso del Pontefice, ha fatto notare ancora Arice, testimoniano la volontà dei Vescovi di voler seguire da vicino quanti vivono nella fatica e nella difficoltà imposte dalle attuali criticità. E soprattutto dimostrano la precisa volontà di proteggere un patrimonio di altro profilo che non può e non deve assolutamente andare disperso.

A questo punto il rappresentante della CEI ha riassunto alcuni punti ispirati da Monsignor Galantino per una riaffermazione dell’identità cristiana secondo il modello di Chiesa proposto da Papa Francesco: tutela della salute dei poveri; costante ricerca di un’assoluta qualificazione professionale; la gratuità del servizio, nel senso del non profit; l’attenzione alla formazione sia dei religiosi sia dei laici chiamati a collaborare,  al “carisma fondazionale”. Ed è per questo motivo che la CEI raccomanda un’attenta riflessione sui documenti proposti all’attenzione dell’Assemblea Generale e sul rescritto papale. Una lettura che però, ha sottolineato don Arice, deve tradursi in atti concreti nella realtà quotidiana a partire da subito perché è necessario rispondere oggi anche alla missione particolare che viene affidata a tutte le opere della Chiesa, senza distinzione alcuna: l’evangelizzazione del Paese. E le istituzioni sanitarie della Chiesa possono dare un contributo importante all’opera evangelizzatrice, considerando proprio il campo nel quale si muovono. Per evangelizzare però, ripetono i vescovi, essere credenti non basta: bisogna essere credibili. L’auspicio conclusivo è stato di riscoprire la forza del camminare insieme: ad intra, cioè tra le istituzioni socio-sanitarie che si fregiano del titolo di cristiane, e ad extra con i Vescovi Italiani, sia a livello di Conferenza Episcopale sia a livello di Chiesa locale.