Messa a punto dai cardiologi interventisti della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS una procedura ‘semplificata’ per ridurre al minimo le complicanze vascolari della procedura TAVI (transcatheter aortic valve implantation).

“Con la TAVI – spiega il professor Carlo Trani, direttore UOC Interventistica Cardiologica e Diagnostica e invasiva Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e professore aggregato Università Cattolica, campus di Roma - noi impiantiamo, all’interno della valvola aortica malata, un dispositivo, cioè la valvola nuova, che ‘schiaccia’ la vecchia valvola stenotica e ne prende il posto. I vantaggi rispetto all’intervento cardiochirurgico tradizionale sono tre: 1) non si deve fare la toracotomia (apertura del torace), perché si entra da un’arteria della gamba attraverso una semplice ‘puntura’; 2) inoltre nel 90% dei casi l’intervento si esegue da ‘svegli’ (con una sedazione più o meno profonda), senza anestesia generale; 3) non si ricorre alla circolazione extra-corporea, una procedura rischiosa soprattutto nei pazienti più avanti con gli anni”.

La procedura TAVI ‘standard’ prevede l’inserimento di tre cateteri vascolari:  il primo, in arteria femorale per ‘trasportare’ la valvola verso il cuore; il secondo nell’arteria femorale controlaterale per ‘controllare’ il corretto posizionamento della valvola e infine, un catetere-elettrodo in vena femorale controlaterale nel caso in cui sia necessario procedere a una stimolazione cardiaca (fino al 20% dei pazienti ha bisogno di un pacemaker, a seguito della procedura). Questo spiega perché il tallone d’Achille della TAVI siano le complicanze vascolari (lacerazione del vaso dal quale si entra, formazione di ematomi a livello inguinale, pseudoaneurismi). “Abbiamo dunque cercato di minimizzare le possibili complicanze – spiega il professor Trani- con la procedura TAVI-LITE. Per l’accesso arterioso ancillare, quello che ci serve per verificare attraverso il mezzo di contrasto, il corretto posizionamento della valvola e per controllare che non ci siano problemi a livello dell’arteria femorale dalla quale abbiamo introdotto la TAVI, non utilizziamo più l’arteria femorale, ma quella radiale (un’arteria del polso). Abbiamo inoltre del tutto eliminato l’accesso venoso femorale perché per stimolare elettricamente il cuore, sfruttiamo la guida metallica, introdotta dall’arteria femorale, quella stessa sulla quale facciamo scorrere la valvola dall’inguine al cuore.

Sempre nell’ottica di  minimizzare le possibili complicanze vascolari, utilizziamo l’AGU technique (angio-guidewire-ultrasound), ovvero la puntura angio ed ecoguidata dell’arteria femorale, che permette di pungere l’arteria in sicurezza e nel punto migliore, considerando che  gli introduttori per TAVI hanno un diametro di 5-6 mm (contro i 2 mm di quelli usanti per gli interventi sulle coronarie).

La combinazione di tecnica AGU, accesso ancillare radiale ed elettrostimolazione (pacing) dalla guida, ha portato a questa tecnica innovativa, che abbiamo chiamato LITE-TAVI, che consente di minimizzare l’invasività della procedura, incrementandone la sicurezza”.

Nata come procedura da riservare ai pazienti anziani e inoperabili (nei quali riduce la mortalità a due anni di oltre il 40%), la TAVI oggi è impiegata anche per i pazienti più giovani (al Gemelli la paziente più giovane sottoposta a TAVI ha 43 anni, la più anziana 96). Non c’è ancora tuttavia un’indicazione piena per i pazienti giovani a basso rischio perché non conosciamo la durata a lungo termine dei risultati dell’intervento. Lo scorso anno al Gemelli, nonostante l’emergenza Covid-19, le procedure TAVI sono aumentate del 10%.