“La combinazione fra le vaccinazioni che procedono a ritmo serrato e il sole della bella stagione potrebbe rappresentare il mix vincente per vincere il coronavirus”, ad affermarlo Mario Clerici direttore scientifico dell’IRCCS “Don Gnocchi” di Milano e docente di Immunologia all’Università degli Studi di Milano, alla guida del team di ricercatori che ha analizzato la capacità dei raggi solari di uccidere i virus.

Secondo lo studio – che ha coinvolto anche l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), l’Istituto dei Tumori e l’Ospedale Sacco di Milano - il tempo necessario ai raggi ultravioletti (Uv-A, Uv-B, Uv-C) per disattivare il Covid-19 è meno di un minuto, addirittura poche decine di secondi se il virus è presente in quantità moderate.

“In spiaggia, con il riverbero dell’acqua - sottolinea Clerici -, abbiamo visto che il tempo di disattivazione del virus diminuisce ulteriormente di circa il 20/30 per cento. L’anno scorso avevamo valutato l’effetto dei raggi Uv-C, dimostrando la loro capacità di uccidere Sars-CoV-2, ora abbiamo verificato e dimostrato la stessa capacità rispetto ai raggi Uv-A e Uv-B, che raggiungono la superficie terrestre”.

I raggi ultravioletti Uv-C, potenzialmente pericolosi per l’uomo, non arrivano sulla Terra perché sono filtrati dallo strato di ozono e sono creati in modo artificiale con lampade speciali proprio per uccidere i virus. I nuovi esperimenti sono stati invece ripetuti con i raggi Uv-A (che rappresentano circa il 95 per cento dei raggi ultravioletti, con irradiazione costante, responsabili tra l’altro dell’invecchiamento cutaneo) e con i raggi Uv-B (che costituiscono il 5 per cento dei raggi ultravioletti, sono maggiormente presenti tra aprile e ottobre e sono quelli che provocano l’abbronzatura della pelle).

“Ciò che è emerso – rileva l’immunologo - è che Sars-CoV-2 viene ucciso anche da questi raggi in meno di un minuto. La bassa umidità e l’aria secca, condizioni tipiche dell’estate, potenziano ulteriormente la capacità degli Uv-A e Uv-B di uccidere il virus ancora più in fretta. A nostro giudizio, questa condizione giustifica il fatto che in estate ci sia una diminuzione così netta della diffusione del virus, favorita ovviamente dall’attuale diffusione dei vaccini e dalle norme di cautela che non dovrebbero mai essere tralasciate”.

Le ben note “goccioline” che possono essere emesse da un eventuale soggetto positivo al Covid vengono in sostanza colpite dai raggi solari e la loro carica virale è disattivata in pochissimo tempo.

Al di là della spiaggia in estate, ci si chiede se questa scoperta possa avere anche applicazioni pratiche. “A questo proposito servono ulteriori studi – conclude Clerici - ma con le dovute cautele, alla luce dei possibili effetti nocivi legati a un’eccessiva esposizione alle lampade a raggi Uv-A e Uv-B, le stesse potrebbero essere montate in luoghi pubblici, magari accese a intermittenza senza colpire direttamente le persone presenti”.