Neanche la pandemia ha fermato Poliambulanza. Nonostante il calo dell’attività complessiva, a causa del rinvio delle operazioni procrastinabili per far fronte all’emergenza, l’ospedale bresciano ha registrato un primato, con 60.300 accessi al Pronto Soccorso, tra i più alti in Lombardia. Si tratta di un dato infelice, perché indicativo dell’enorme numero di pazienti costretti a visita d’urgenza, ma anche sintomatico dell’enorme sforzo compiuto dal nosocomio.

Nell’anno esaminato, Poliambulanza ha effettuato investimenti straordinari per 10,9 milioni di euro, la parte più significativa dei quali per fronteggiare l’emergenza Covid e portare a termine il completamento del nuovo Blocco Operatorio Cardiovascolare “Alessandra Bono” con Sala Ibrida.

Nel 2020 l’ospedale ha intrapreso, come necessario, numerose azioni per contrastare l’epidemia.

Durante la prima ondata del virus si è distinta come una delle strutture che ha messo a disposizione il maggior numero di posti letto per i pazienti colpiti dal virus: ne ha curati oltre 2000 e ha quasi quadruplicato i posti della Terapia Intensiva.

Durante la seconda ondata, accanto alla presa in carico dei pazienti Covid bresciani, la riduzione della pressione pandemica sulla città, ha permesso a Poliambulanza di essere di sostegno all’intera regione: il 60% dei pazienti, infatti, proveniva dalle altre province lombarde, e alcune unità mediche e infermieristiche sono state inviate all’Ospedale Fiera di Bergamo e al Centro di prevenzione Covid, a Brescia.

Presso la struttura è stato inoltre effettuato un servizio di diagnostica con tamponi molecolari e test sierologici, in supporto all’attività di prevenzione dell’ATS, anche per privati cittadini e aziende, costituendo un vero e proprio polo vaccinale nella prima fase della campagna.

L’impegno nella pandemia è comunque andato oltre con la creazione di un ambulatorio per seguire il decorso dei pazienti precedentemente ricoverati per Covid, attività da cui è emerso un dato importante: il 40% dei pazienti presenta degli strascichi fisici o neuro-psicologici.

Il sostegno al Servizio Sanitario Regionale non ha riguardato solo l’assistenza ai malati Covid. La struttura è stata infatti identificata dalla Regione come Centro di riferimento (Hub) per la Cardiologia interventistica, la Cardiochirurgia, la Chirurgia Vascolare.

L’enorme dispendio di risorse necessarie per fronteggiare l’emergenza – che ha visto dal 20 febbraio a fine aprile del 2020 un numero di ricoveri pari 2.108 - ha comunque imposto una riduzione delle prestazioni non a carattere di urgenza. Il numero dei ricoveri è diminuito del 14,3%, l’attività ambulatoriale ha subito una riduzione del 9,8%, solo per fare alcuni esempi.

Non è mai cessata però l’attività del Punto Nascita (il sesto come numero di nati in tutta la Lombardia), né quella chirurgica più urgente, oncologica in particolare, unitamente all’oncologia medica e all’attività diagnostica e terapeutica correlata (Diagnostica per Immagini, Medicina Nucleare, Radioterapia, Anatomia Patologica e Medicina di Laboratorio). Il DEA di II° livello ha sempre svolto la propria funzione, seppur impegnato in modo massivo coi pazienti Covid.

Nonostante la pandemia, Poliambulanza è rimasta operativa anche sul fronte della formazione, e

non ha mai abbandonato il suo impegno nella progettazione di nuove modalità organizzative e di tecnologie all’avanguardia. Proseguono infatti i lavori nell’ambito del progetto POLIS – Poliambulanza Innovation Space, il centro per la ricerca e la cura avanzata dei tumori (Cancer Center) e di altre patologie complesse.