Varato al Gemelli un Percorso Clinico Assistenziale (PCA) dedicato alle persone con Malattia Infiammatoria Cronica Intestinale (MICI). L’iniziativa è stata presa alla luce del numero di pazienti affetti da queste patologie che ogni anno accedono al nosocomio. Nel 2020 ne sono stati presi in carico circa 5 mila.

“Alla luce di questi volumi assistenziali – ha spiegato Antonio Giulio de Belvis , Direttore UOC Percorsi e Valutazione Outcome Clinici della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCSS - si è ritenuto necessario implementare presso la nostra Fondazione un Percorso clinico-assistenziale che standardizzi criteri condivisi per la gestione complessiva dei pazienti affetti da MICI, così da facilitare l’intero percorso ospedaliero, dall’accesso attraverso lo Sportello Gemelli-IBD, alla valutazione multidisciplinare, fino al trattamento e al successivo follow-up. Lo sforzo di questo Percorso e delle innovazioni organizzative che esso comporta è anche di garantire cure di qualità, sicurezza e continuità, che rappresenta una sfida, specie in questo periodo pandemico, visto che i nostri assistiti provengono da molte Regioni italiane”.

I due coordinatori di Percorso, Alessandro Armuzzi, Direttore UOS Malattie Infiammatorie croniche FPG–IRCCS e Professore Associato di Gastroenterologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma e Luigi Sofo Direttore UOC Chirurgia addominale FPG – IRCCS e Professore Associato di Chirurgia Generale, Università Cattolica - sottolineano l’importanza della gestione in team nei momenti decisionali cruciali del percorso, coinvolgendo il gastroenterologo, il radiologo, l’anatomo-patologo, il chirurgo, il reumatologo, l’oculista, il dermatologo, lo psicologo, il nutrizionista e lo staff infermieristico.

“La collaborazione e interazione di tutte queste figure professionali negli ‘snodi di percorso’, quali quelli della diagnosi, del trattamento, della remissione e/o delle riacutizzazioni – affermano - sono alla base della più adeguata combinazione e realizzazione degli interventi assistenziali e di una presa in carico globale della persona assistita e della sua condizione, anche per il notevole impatto in termini di qualità di vita”.