Ci sono immagini che resteranno scolpite per sempre nella memoria, come quelle dei mezzi pesanti dell’Esercito italiano utilizzati per rimuovere le centinaia di bare, ammassate nel cimitero di Bergamo, in quel tragico inverno del 2020. Un momento tra i più drammatici della nostra storia, che si è scelto di commemorare dedicando il 18 marzo a tutte le vittime del Covid-19.

“Anche noi – afferma Andrea Cambieri, Direttore Sanitario della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – abbiamo una ferita aperta, quella legata alle 1.263 persone decedute per Covid-19 presso il nostro Policlinico, soprattutto nelle prime fasi della pandemia. Che non sono un numero, una notazione cruda da far confluire in una statistica, ma tante storie di vite spezzate, che hanno lasciato un segno profondo nell’anima di tutti i nostri medici, infermieri e tutto il personale sanitario (tecnici di radiologia, della riabilitazione, ecc.) coinvolto nell’assistenza, molti dei quali a loro volta colpiti dal Covid. Oggi il pensiero di tutta la comunità del Gemelli va alle vittime di questo terribile virus e alle loro famiglie, anche con tutto il dolore di averli separati dai loro cari in quei momenti finali. Ma a darci forza e a spronarci ad andare avanti ci sono le storie di successo degli oltre 8 mila pazienti con Covid-19, ricoverati spesso in gravissime condizioni, che siamo riusciti a guarire e a restituire ai loro affetti più cari”.

A questo risultato hanno concorso tutti gli operatori sanitari e di supporto impegnati nei diversi setting delle terapie intensive, sub-intensive, dei reparti ordinari e persino del Covid hotel, che ha consentito la deospedalizzazione con il supporto della telemedicina. E la Fondazione Policlinico Gemelli non si è limitata a stare vicina ai propri pazienti nella fase acuta della malattia, ma ha continuato ad essere al loro fianco con l’attivazione di misure di follow up a supporto post-Covid, erogate finora circa 2.500 pazienti, e con misure di protezione come l’apertura del centro vaccinale che, attivo dal 28 dicembre 2020, chiuderà i battenti il prossimo 31 marzo, dopo aver somministrato a oltre 127 mila dosi di vaccino.

“La Fondazione Policlinico Gemelli – sottolinea Rocco Bellantone, direttore della Task Force Covid2 - è stata di esempio e d’ispirazione per tutta la Sanità regionale per la risposta contro il Covid messa in piedi a tempo di record. Gli elementi caratterizzanti sono stati la flessibilità e una tempestiva separazione dei percorsi, che ha visto la trasformazione del presidio Columbus, in Covid2 Hospital nell’arco di poche settimane. Questo ci ha consentito di continuare ad assistere in sicurezza tutti i pazienti non Covid che avevano comunque bisogno di cure mediche e chirurgiche urgenti, garantendo al contempo un’assistenza di elevata qualità ai pazienti Covid, per i quali abbiamo messo a disposizione fino a 500 posti letto al picco dell’emergenza. Uno sforzo immane, che ha richiesto l’assunzione di ulteriori 350 unità di personale e l’erogazione di oltre 27 mila ore di formazione in corsa”.

La Fondazione Policlinico Gemelli, pur assistendo i pazienti Covid, non ha mai smesso di occuparsi anche degli ‘altri’.

“Da subito – ricorda Cambieri - ci siamo impegnati a disegnare e costruire la ripresa, a recuperare chi era stato lasciato indietro. Nel 2020 abbiamo effettuato 8 mila interventi chirurgici in meno rispetto all’atteso, per effetto delle ondate di Covid e del loro impatto su sale operatorie e rianimazioni. Un numero relativamente contenuto che abbiamo comunque recuperato, insieme a quelle 60 mila prestazioni ambulatoriali cancellate nella prima ondata, in parte anche grazie al ricorso alla telemedicina e alla teleassistenza. Il nostro ringraziamento va dunque oggi a tutti gli operatori impegnati contro il Covid-19, che nelle fasi più impegnative sono stati1.231”.

“Sono stati due anni di impegno totalizzante – conclude - con fasi di maggior attività e brevi pause di tranquillità. Sullo sfondo oggi c’è la preoccupazione di una leggera ripresa di casi sul territorio, che ancora non prefigurano un impatto sull’ospedale, ma che spinge a non abbassare la guardia”.