«Per l’intercessione di San Giuseppe Benedetto Cottolengo infiammaci Signore della tua carità che egli ha testimoniato con tutta la sua vita, affinché anche noi possiamo diventare un segno provvido, ma vero, del tuo amore verso tutti e specialmente verso i più bisognosi nel corpo e nello spirito. Grazie per questa visita. Sono profondamente emozionato. Vi accompagno con la mia preghiera ». Sono le parole scritte dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Città del Vaticano, sritte sul libro d’oro della Chiesa della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino, nel corso della visita all’istituto compiuta in occasione del 180° anniversario della morte di San Giuseppe Benedetto Cottolengo.
Il Cardinale, accompagnato dal Padre generale della Piccola Casa don Carmine Arice, dalla Superiora generale delle Suore di S.G.B. Cottolengo Madre Elda Pezzuto e dal Superiore dei fratelli cottolenghini Giuseppe Visconti, ha iniziato la Visita dal monastero «San Giuseppe» delle suore di vita contemplativa che Parolin ha definito «il cuore» dell’opera fondata dal Cottolengo.
In seguito all’Ospedale Cottolengo il Cardinale ha incontrato i direttori generali della Piccola Casa, medici, infermieri e pazienti passando per i reparti e i diversi servizi fra cui il Centro di Senologia Breast Unit inaugurato nel gennaio 2020.
«Avete tutto il sostegno della Chiesa», ha detto al personale dell’Ospedale, «qui portate avanti un’opera evangelica: vedete Gesù nei poveri, ma allo stesso tempo i poveri vedono Gesù in voi».
Sua Eminenza ha poi sostato in preghiera davanti all’urna del Santo Cottolengo nella Chiesa della Piccola Casa e ha lasciato il suo pensiero nel Libro d’Oro.

La Santa Eucaristica, presieduta dal Cardinale Parolin, è stata concelebrata da Mons. Cesare Nosiglia, Amministratore Apostolico di Torino e Susa, Mons. Agapit Ndorobo, Vescovo di Mahenge in Tanzania (dove è presente una missione cottolenghina), il Padre generale della Piccola Casa don Carmine Arice, Mons. Mauro Rivella, parroco di Santa Rita (Torino) che ha guidato la novena per la festa del Santo e diversi sacerdoti cottolenghini.
La celebrazione è stata arricchita dalla presenza di una rappresentanza di diverse Scuole del Cottolengo d’Italia riunite in festa a Torino in occasione della ricorrenza del Santo.
«Stiamo uscendo da anni difficili a causa della pandemia», ha detto Padre Arice nel dare il benvenuto al Cardinale Parolin, «in cui l’impegno per custodire la vita di persone molto fragili ci ha visti impegnati sia nl servizio ai malati e agli ospiti, sia verso gli allievi delle nostre scuole. Memori degli insegnamenti del fondatore ciò che ha sorretto il nostro cammino in questo tempo è stata la certezza dell’amore di Dio padre buono e provvidente, la Sua vicinanza e il suo giungere a noi attraverso l’impegno generoso di coloro che si sono adoperati instancabilmente a servire la Vita. E in questo tempo segnato dalla tragedia della guerra siamo anche contenti di avere con noi alcune persone con disabilità, profughi dell’Ucraina, che qui hanno trovato una casa e amici che desiderano alleviare, almeno un poco, la loro sofferenza».
Nell’omelia il Cardinale si è soffermato sull’accoglienza che il Cottolengo riserva a tutto campo alle persone più fragili e scartate della società.
«Oggi come allora», ha detto, «le persone escluse dalle cure necessarie o che faticano a trovare risposta adeguata ai loro bisogni, nonostante alcuni progressi legislativi, sono ancora molti. La povertà sanitaria è in forte crescita così come la domanda di anziani non autosufficienti o persone con disabilità gravi che non possono essere curati a casa loro per la complessa situazione clinica; anche l’inclusione di persone con disabilità nei luoghi di formazione, tema a voi particolarmente caro e per il quale siete fortemente impegnati, ha bisogno ancora di tanta attenzione».