Un vero e proprio appello lanciato alle Istituzioni politiche e sanitarie e a tutta la società civile affinché si affrontino con decisione e concretezza le tante problematiche delle persone con disturbi del neurosviluppo. Primo tra tutti il sostegno alle famiglie delle persone con autismo e la necessità di “fare rete” anche sul territorio, accompagnando le persone con neurodiversità in ogni fase della propria vita e non solo attraverso servizi adeguati, ma anche mediante percorsi in cui ognuno possa esprimere il proprio talento. Con questo obiettivo l’Istituto Serafico di Assisi, in vista della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, insieme al Tavolo Nazionale per l’Autismo della CEI ha organizzato un incontro dal titolo “La salute mentale dei bambini e adolescenti: nuove emergenze”, promosso anche a Genova e a Lamezia Terme, e “finalizzato a far incontrare le Istituzioni politiche, le associazioni e i Centri che operano nell'ambito della salute mentale e dei disturbi dello spettro autistico, affinché si dia una risposta qualitativamente e quantitativamente adeguata ai bisogni delle persone con autismo”, ha spiegato Monsignor Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio di Pastorale della Salute della CEI. 

Dopo il saluto del sindaco di Assisi, Stefania Proietti - che ha sottolineato la necessità di “una vera e propria alleanza tra Istituzioni, associazioni e istituzioni religiose che si occupano di fragilità al fine di trovare soluzioni in grado di curare la vita” - ha portato il suo saluto anche il vescovo di Assisi- Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, monsignor Domenico Sorrentino.

Nel corso del dibattito, moderato dal Direttore Sanitario del Serafico Sandro Elisei, Francesca Di Maolo, Presidente dell'Istituto, ha ribadito l'urgenza “di dare risposte alle persone con disturbi del neurosviluppo, i cui casi negli ultimi anni sono esplosi, portando al collasso i centri di neuropsichiatria di tutta Italia, facendo sentire il peso dell'assenza di medici specializzati; un peso che portano sulle spalle soprattutto le famiglie di queste persone”. Quello che la Di Maolo ha sottolineato è stato infatti proprio “ la solitudine di tutte queste famiglie: il Serafico è un crocevia di tante mamme e tanti papà che da tutta Italia chiedono un aiuto, un supporto, una mano tesa poiché nel nostro Paese l’assistenza alle persone con disturbi dello spettro autistico fa perno quasi esclusivamente sulle famiglie: conosco mamme – ha detto la Presidente Di Maolo -  che si sono improvvisate infermiere, educatrici, terapiste; che hanno rinunciato al proprio lavoro per prendersi cura dei figli poiché il nostro welfare non ha messo a punto azioni di supporto nei loro confronti”. 

Tra le proposte lanciate dal Serafico, quella di lavorare soprattutto in due direzioni: “Da un lato – ha continuato la Presidente - assicurando una varietà di offerte sul piano dei servizi, affinché la presa in carico delle persone con disturbi dello spettro autistico non sia più frammentaria, ma che venga affidata a un’équipe multidisciplinare che lavori in base a un progetto riabilitativo individuale, anche quando gli interventi sono di tipo ambulatoriale, senza mai dimenticare che le persone più fragili possono e devono trovare percorsi ad hoc per esprimere i propri talenti. Dall'altro è necessario saper rispondere ai bisogni di accompagnamento dei genitori, intervenendo anche attraverso ricoveri 'di sollievo' tutte le volte in cui le famiglie non possono accudire i propri figli, per problemi di salute o semplicemente per un eccessivo carico psicologico”. 

La parola d’ordine, dunque, è stata 'fare rete': “Perché nessuna famiglia deve essere più lasciata sola ad affrontare i problemi di un figlio con autismo, neppure dal punto di vista economico: troppo spesso le disuguaglianze sono dovute a tanti fattori, dalla regione in cui si vive al reddito della famiglia, e così troppe prestazioni rimangono a carico del paziente” ha aggiunto.

Nel corso del suo intervento, inoltre, la Presidente ha ringraziato gli esponenti delle Istituzioni che hanno partecipato all'incontro: “E' importante per noi che il mondo della politica oggi sia qui per ascoltare le famiglie, gli operatori e tutti coloro che ogni giorno sono al fianco di chi si prende cura dei più fragili, ma sono convinta che questo appello debba essere rivolto non solo alle Istituzioni politiche e sanitarie: questo è un appello che rivolgiamo a tutta la società civile, perché l’autismo non può essere considerato il triste destino capitato a qualcuno, ma va affrontato nella sua complessità da una società solidale”.

 

Documentazione

Questionario sulla prevenzione del rischio clinico nelle strutture associate all'Aris.

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