L’Ospedale “F. Miulli” completa l’offerta diagnostico terapeutica del trattamento delle neoplasie del fegato grazie alla possibilità di eseguire la Radioembolizzazione per la cura dei tumori di quest’organo.

Tale tecnica, eseguita solo in pochi centri in Puglia e nel Sud Italia, consiste nella somministrazione di microsfere contenti un farmaco radioattivo (ittrio-90), iniettate nell’arteria epatica attraverso un microcatetere. Il radiofarmaco si deposita nei capillari tumorali e continua ad emette radioattività per circa 3 mesi, determinando distruzione del tumore con risparmio del fegato sano.

Tale procedura ha recentemente acquisito un posto di rilievo nelle linee guida europee per il trattamento dei tumori primitivi del fegato, come l’epatocarcinoma, e nelle metastasi epatiche.

La Radioembolizzazione viene effettuata in pazienti accuratamente selezionati dal gruppo multidisciplinare epatobiliare e consiste in due fasi, una diagnostica ed una terapeutica.

Nella fase diagnostica si valuta la fattibilità del trattamento, con un accurato studio angiografico del fegato ed eventuale embolizzazione di arterie loco-regionali. Successivamente il medico nucleare somministra, nella sede identificata, un radiofarmaco a cui seguirà un’acquisizione scintigrafica. Dalle immagini ottenute, il fisico e il medico nucleare valutano il calcolo della dose terapeutica necessaria per massimizzare l’effetto lesivo sulla neoplasia.

Nella fase terapeutica si somministra, nella sede predefinita durante la fase diagnostica, la dose di microsfere di ittrio calcolata nello studio diagnostico. Seguirà poi, un’acquisizione PET/CT per verificare che la concentrazione della dose somministrata sia concentrata nella lesione tumorale.

In entrambe le fasi dello studio, non vengono effettuate incisioni, ma solo una puntura dell’arteria femorale a livello inguinale.

Documentazione

Questionario sulla prevenzione del rischio clinico nelle strutture associate all'Aris.

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