"I due volti della sanità. Tra sprechi e buone pratiche, la road map per la sostenibilità vista dai cittadini" è il titolo del rapporto elaborato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato sugli sprechi in sanità. Nel documernto - a fronte dei cinquantaquattro miliardi di tagli cumulati nel Servizio sanitario nazionale tra il 2011 ed il 2015 con contrazione o soppressione di prestazioni ed altri 14,5 miliardi di tagli stimati per il 2016- vengono denunciati almeno cento sprechi individuati nel servizio sanitario del Bel Paese. Alcuni esempi: ben otto ecografi acquistati per un ospedale in cui i medici in grado di utilizzarli sono solo tre; ambulanze dotate di innovativi dispositivi di telemedicina ma mal funzionanti; reparti nuovi e mai aperti o sottoutilizzati per mancanza di personale. Dalla Sicilia alla Campania, ma senza escludere anche regioni del nord, come il Piemonte, gli sprechi sembra non abbiano patria.

Il Rapporto prende in esame 104 situazioni di spreco individuate da cittadini e operatori sanitari che a giugno 2015 risultavano irrisolte. Le cause sono dovute nel 46% dei casi al mancato o scarso utilizzo di dotazioni strumentali e strutture, per il 37% a inefficiente erogazione di servizi e prestazioni, per il 17% a cattiva gestione delle risorse umane.

La conseguenza è che ad esser violati, secondo i cittadini, sono il diritto al rispetto degli standard di qualità(14,7%), il diritto al rispetto del tempo(14%) e alla sicurezza delle cure(11,6%). "I tagli al Servizio Sanitario Nazionale cumulati tra il 2011 e il 2015 secondo la Corte dei conti - ha commentato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato - sono stati di 54 miliardi, praticamente mezzo fondo sanitario. Nessuno però ha spiegato se e quanti sono stati gli effettivi risparmi prodotti e come sarebbero stati reinvestiti. Se questi sono i risultati, la ricetta della Spending Review non funziona". La Raod map di Cittadinanazattiva parte "dall'aggredire in modo selettivo gli sprechi" e "rilanciare una vera programmazione sanitaria”.